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Un Mondo Possibile

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La crisi? C'Ŕ ma non si vede...

La rubrica "Senza Fabbriche", invece la fa vedere

In una bella trasmissione TV dal titolo "Senza Fabbriche", il conduttore ha voluto verificare con diverse inchieste se la crisi sia ormai passata, come si afferma da parte governativa.
Ergo che no. Moltissimi imprenditori, intervistati a campione nel bolognese, dove fioriscono le aziende metalmeccaniche, hanno riferito di difficoltÓ finanziarie e mancanza di commesse. Le grosse commesse vanno all'estero, restano quelle d'urgenza con le quali qualche fabbrica sopravvive.

L'andamento generale Ŕ una diminuzione del 30%-50% della produzione.
Alla domanda se per i prossimi due anni vi sarÓ una ripresa, la risposta unanime degli imprenditori Ŕ stata: "Di ripresa non se ne parla, pensiamo si consoliderÓ la posizione attuale, di drastico ridimensionamento della produzione locale del 30-50%"

I sindacati del bolognese, in particolare la CGIL, sta monitorato l'andamento occupazionale di circa 300 aziende, le quali chiedono sempre pi¨ spesso la cassa integrazione a zero ore, (la sospensione dal lavoro per un periodo) e pochissime la riduzione a part-time.

In questi giorni anche le aziende di servizi, trasporti pubblici sono nella bufera, sembra un po' in tutt'Italia:  per l'AMT genovese si tratterebbe di cento dipendenti in cassa integrazione, in attesa della pensione. Sembra a seguito dei mancati introiti regionali per i Trasporti Pubblici.

La situazione descritta dalla Rubrica "Senza Fabbriche" evidenzia alcuni aspetti:
* La necessitÓ di ridimensionamento della produzione italiana mirata all'esportazione
* Ridimensionamento della produzione industriale per le necessitÓ locali
* Fare qualche cosa perchŔ le necessitÓ locali vengano soddisfatte dalla produzione locale e non estera
* Che la crisi recessiva potrebbe portare, con questo trend, ad uno stop delle produzioni e aumento esponenziale della cassa integrazione
* Dopo la crisi recessiva, possibile avvento di una depressione economica

Il Governo, sembra non avere strumenti per correre ai ripari e ripristinare il tessuto produttivo italiano in funzione delle necessitÓ locali, ridimensionando e razionalizzando le produzioni,  fatto che potrebbe ancora salvarci dalla recessione.
C'Ŕ una tesi di laurea che ha studiato le produzioni in funzione delle capacitÓ produttive, di finanziamenti, materie prime, e di importanza del prodotto finale. L'autore afferma che la produzione ad esmepio di sapone, dentifrici, sciampi, etc. non dovrebbe essere produzione da Multinazionale, ma locale addirittura comunale, alle aziende a livello regionale competerebbero altre produzioni a maggiore investimenti e ricerca, a livello nazionale altre ancora. Insomma la produzione Ŕ evidenziata a centri concentrici per competenza e capacitÓ produttiva.

Le multinazionali si dovrebbero occupare di prodotti ad alto investimento di capitale, se necessario... Ma con i danni che hanno fatto in Italia, Nokia, Glaxo-SK, etc., che hanno chiuso i battenti e licenziato centinaia di lavoratori/trici, per lidi pi¨ profittevoli, sarebbe meglio non averci a che fare.

Il Governo potrebbe certamente iniziare questa sua opera di bonifica dell'attuale drastica trasformazione economica, iniziando dall'abolire le cosiddette QUOTE europee: Quote Latte, Agrumi, Grano Duro, Olive che hanno tagliato le produzioni e lavoro locali a favore di produzioni estere.
In secondo luogo i cosiddetti beni e servizi costituenti le necessitÓ basilari, non si dovrebbero importare per ovvi motivi di sicurezza e approvvigionamento. Il pomodoro, la frutta etc. dalla Cina sarebbero, a detta dei coltivatori, meno sicuri di quelli locale, e ammettiamo che i cinesi si stufino di produrre pomodoro e frutta, dopo che noi abbiamo smantellato sia le produzioni che i siti di lavorazione, che facciamo?

Anche se nell'immediato un tale obiettivo potrebbe non essere realizzabile, tuttavia la Lega aveva proposto dei dazi... che avrebbero creato problemi alle suddette importazioni...

Quando i buoi scappano Ŕ troppo tardi. Ma potremo essere ancora in tempo...

06-10-2010 La crisi? C'Ŕ ma non si vede...

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