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DICHIARAZIONE SULLA GUERRA IN IRAQ

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Cenni storici

Bush ha dichiarato che Saddam produce armi di distruzione di massa (WMD), è responsabile dell'attacco dell'11 settembre, è un tiranno e deve essere rimosso.

La maggior parte degli americani sa che mentre gli Usa stanno lanciando uno dei più devastanti attacchi aerei e terrestri della storia, le aziende private stanno facendo la fila per raccogliere le commesse di ricostruzione delle stesse strutture che gli Stati Uniti sono sul punto di distruggere? Aziende quali Halliburton e la Bechtel Group, vedono il conflitto molto diversamente dagli uomini e donne che combattono e vi moriranno, o dei patrioti in sedie a rotelle che guarderanno la CNN con certa invidia. In Iraq, ci sono milioni di dollari da ricavare e la corsa all'oro è già cominciata. E' solo questione di tempo.

Da un articolo del Wall Street Journal di gennaio si nota: "Con riserve di petrolio, seconde solo a quelle dell'Arabia Saudita, l'Iraq offre enormi opportunità all'industria del petrolio, solo se una guerra fosse in grado di scalzare Saddam Hussein". Il 18 e 19 Settembre del 2001, il sottosegretario alla difesa USA, Wolfowitz ha presentato le sue proposte al Pentagono: "Dopo l'Afganistan, l'Iraq è il prossimo, seguito dalla Siria e dall'IRAN" (F.A.Z. Weekly, Frankfurt)

E' ovvio come la forza portante di questa guerra, secondo Bob Herbert sia "La visione Manicheiana del mondo e la considerazione messianica di sé stesso, proprie del presidente Gorge W. Bush, la grandiosa e pericolosa percezione della potenza dell'America da parte dei suoi consiglieri guerrafondai, e l'irresistibile attrazione per le enormi riserve petrolifere dell'Iraq." (International Herald Tribune, 21 marzo 2003). Proutist Universal concorda con questa affermazione.

Fin dal 1980 l'Iraq ha sviluppato armi chimiche e biologiche con l'aiuto del governo USA, della Gran Bretagna e di aziende private. L'Iraq non è stata condannata da queste nazioni per aver usato i gas tossici contro l'Iran e anche gli USA hanno utilizzato 17 milioni di galloni di Agente Orange in Vietnam.

Durante la Guerra del Golfo furono uccisi 35.000 civili e 6.000 militari iracheni in ritirata: furono sepolti vivi sotto la sabbia dai mezzi corazzati USA, muniti di pale anteriori. Ora gli USA parlano della convenzione di Ginevra.

Alla fine della Guerra del Golfo gli USA hanno lasciato sul terreno dell'Iraq e Kuwait 40 tonnellate di uranio impoverito. Secondo l'ONU in Iraq vi è stato, tra il 1991 e il 1994, un aumento di tumori del 700%. Nonostante le dichiarazioni Americane di aver distrutto durante il conflitto del 1991, circa l'80% del potenziale bellico iracheno, tra il 1998 e il 1999, gli USA lanciarono sull'Iraq 10.000 tonnellate di esplosivo. Scott Ritter, presidente UNSCOM, disse nel dicembre del 1998: "L'Iraq è stato disarmato a livelli che non hanno precedenti nella storia moderna ".

Dopo la Guerra del Golfo, a causa delle sanzioni ONU, il tasso di mortalità infantile in Iraq è cresciuto al 345% e fino all'ottobre del 1999 le sanzioni hanno causato 1,5 milioni di morti esclusi 750.000 bambini.

Fin dal 1992 Israele ha violato oltre 65 risoluzioni ONU e per proteggere Israele gli USA hanno votato 30 volte, tra il 1972 e il 1998. Israele ha circa 400 testate nucleari. Questo dimostra l'ipocrisia degli USA e la perdita di forza dell'ONU nei confronti della potenza economica e militare USA.
(Fonte: Charles Sheketoff, Direttore Esecutivo, Oregon Center for Public Policy, Post Box 7, Silverston, OR 97381)

La nostra politica

Proutist Universal condanna duramente questa invasione imperialistica degli USA in IRAQ senza valide ragioni. Il popolo dell'Iraq non ha mai chiesto agli USA di liberarlo, e la democrazia non può essere imposta con la forza delle armi. La linea di condotta adottata dalle superpotenze di invadere uno stato sovrano senza un accordo internazionale è immorale. Condanniamo l'idea di trasformare l'IRAQ in protettorato, un buon termine tanto quanto quello di colonia, USA.

I proutisti si uniscono ai milioni di persone in tutto il mondo che protestano contro questa violenta aggressione.

Un commento
L'Iraq come ogni altra nazione Islamica potrà cambiare solo attraverso una trasformazione interna come sta succedendo in Iran e in Bangladesh. Kamal Pasha ha mostrato la via del cambiamento in Turchia, un processo che dovrebbe continuare. Una reale trasformazione socio-economica dovrebbe avvenire naturalmente nel retroterra della psicologia e cultura collettive, quando le persone ne sentono la necessità. E' una trasformazione puramente interna.

Ogni interferenza esterna è solo controproducente. Nelle nazioni islamiche l'approccio Marxista ha fallito. Molti marxisti considereranno il nostro approccio di Socialismo incentrato sulla spiritualità, come conservatore, ma ogni filosofia incentrata sulla materia non sarà mai accettata nelle nazioni in cui domina la religione. Per la stessa ragione il comunismo non ha potuto attecchire in India.

Non sosteniamo l'idea della nuova sinistra il cui movimento rimane confinato alla creazione di un'antitesi e alla critica al capitalismo, senza mostrare la via per una nuova alternativa. Non crediamo neppure nello slogan degli intellettuali post-moderni che non hanno il coraggio di presentare dichiarazioni ideologiche chiare. Forse hanno paura di perdere la sicurezza dello status quo. La nostra politica forse non farà piacere ai 'rivoluzionari a parole' o ai 'rivoluzionari a tavolino', ma è chiara.
"Le nostre vite sono finite il giorno in cui siamo rimasti silenziosi sulle cose importanti" (Martin Luther King).

01-04-2003 DICHIARAZIONE SULLA GUERRA IN IRAQ


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