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Globalizzazione, protezionismo, lotta di classe, cooperative

Globalizzazione, protezionismo, lotta di classe internazionale, democrazia economica e cooperative rappresentano quattro forme diverse di confrontarsi con le strategie economiche attuali.
Le prime due derivano da visioni capitalistiche di manipolazione dei sistemi economici per cui nei periodi di espansione economica si preferisce la strada della massima diffusione delle risorse e dei prodotti finiti da un angolo all'altro del pianeta, mentre nei periodi di recessione economica i governi nazionali innalzano barriere protezionistiche per difendere la propria area di domanda e spesa economica nazionale.

Gli Stati Uniti hanno approvato un pacchetto di incentivi per comprare americano, chiedendo che ferro e acciaio utilizzati dalle imprese che ricevono fondi statali siano made in Usa. I principali paesi capitalisti d'Europa hanno approvato importanti pacchetti di finanziamento per rendere competitive le banche e difendere le grandi industrie nazionali.

Alla luce delle politiche espansionistiche in un periodo di recessione come l'attuale, tuttavia, l'introduzione di dazi protezionistici non farebbe altro che rallentare i consumi, in quanto i consumatori si troverebbero ad acquistare prodotti locali che sono più dispendiosi di quelli cinesi, vietnamiti, ecc. con un ulteriore riduzione dei consumi.

Il capitalismo morirà per le sue contraddizioni e sono appunto queste che riducono profitti dei capitalisti e potere d'acquisto dei lavoratori. Nemmeno i principi marxisti della lotta di classe internazionale riescono a dare una risposta e delle soluzioni ai problemi emergenti dell'esternalizzazione delle produzioni, licenziamenti e perdita dei posti di lavoro, riduzione del potere di acquisto, aumento della tassazione pubblica e riduzione del welfare, riduzione dei servizi sociali alle persone, se non auspicare una distante rivoluzione del proletariato mondiale.

Si preferisce ammonire le politiche protezionistiche nazionali, per abbracciare tout-court il principio della solidarietà di classe internazionale tra operai sfruttati euro-americani e operai sfruttati cinesi, indiani, brasiliani e degli altri paesi emergenti capitalisti. Ma ci sarà una risposta costruttiva alternativa che risollevi le sorti delle conomie locali e la redistribuzione della ricchezza? Scioperi come quelli successi nel febbraio del 2009 in Inghilterra dove i lavoratori inglesi hanno protestato contro aziende italiane perché il lavoro inglese rimanesse ai lavoratori inglesi diventa un caso emblematico e significativo di una condizione di fatto: assenza di democrazia economica.

Politiche economiche che basano il loro sviluppo sulla ridistribuzione delle ricchezze sulla base del principio lavoristico "il lavoro ai lavoratori italiani" è un aspetto importante al pari di quello industriale "comprare prima i prodotti made in italy" sono politiche di perpetuazione dell'attuale sistema di sfruttamento se mancanti del corollario della democrazia economica e del cooperativismo.

Se la classe degli acquisitori vuole salvaguardare l'aspetto della vendita dei beni proteggendosi dalla concorrenza a bassi prezzi dei paesi emergenti, la classe dei lavoratori vuole proteggere il lavoro privilegiando un assunzione basata sull'origine nel contesto nazionale dell'investimento. Il corollario mancante sia sul versante del consumo di prodotti locali, che sull'assunzione di lavoratori locali è la democrazia economica che intende affrancare i lavoratori dal bisogno di essere assunti e dalla paura di essere licenziati il giorno dopo con modelli a larga scala di produzione e consumo di tipo cooperativistico, mentre sul versante della produzione cercando di nazionalizzare le principali produzioni nei settore chiave (energia, trasporti, acqua, sanità, scuola, ecc.) e lasciando le altre attività produttive a piccola scala e di beni di lusso al settore privato.

16-03-2012 Massimo Capriuolo

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