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http://news.bbc.co.uk/2/hi/world/us_and_canada/103

IL DISASTRO DEL GOLFO DEL MESSICO
incuria, corruzione, risparmi sui dispositivi di sicurezza

IL DISASTRO DEL GOLFO DEL MESSICO
Incuria, corruzione, risparmi sui dispositivi di sicurezza
La situazione è tragica nel Golfo del Messico. Ormai si sono liberati in mare, dallo scoppio del pozzo, più di due petroliere  come la Exxon Valdez . E questo greggio è alle coste. Le coste della Louisiana, dell'Alabama e delle isole adiacenti sono ormai devastate dalla marea di petrolio.
Forse qualcuno pensa alla chiazza di petrolio come a qualcosa di simile a quando cadono delle gocce di olio su una superficie di acqua: l'olio si spande fino a formare una sottilissima chiazza iridescente, che rimane in qualche modo coesa e limitata.
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Niente di simile per il greggio.
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Una perdita in mare di petrolio forma sì all'inizio una chiazza coesa ed abbastanza limitata. In seguito le parti più volatili della miscela di oli e sostanze minerali evapora col calore del sole, ed abbastanza in fretta. Al momento in cui il greggio raggiunge la costa, la sua densità è aumentata per l'evaporazione tanto da rendere quel che galleggia della consistenza di una morbida crema di colore marrone.
A questo punto accadono due cose: parte della schiuma marrone arriva alla sabbia e viene da questa assorbita; parte invece, per effetto dell'ulteriore evaporazione diventa più pesante dell'acqua e.. cala a picco, sul fondale. Pian piano cancella la vita vegetale per mancanza di ossigeno e luce, e poi la vita animale, mescolandosi al cibo dei pesci e fauna marina: la vita si  estingue.
Qualcuno penserà che anche in passato può essere accaduto, magari per effetto di terremoti, che un giacimento si apra e si riversi in mare o nella terraferma. Può darsi, ma i milioni di anni trascorsi hanno dato tempo alla terra di rigenerarsi, per cui oggi non si vedono gli effetti di ciò, ammesso che sia accaduto.

Ovviamente il genere umano non può attendere il decorso naturale che potrebbe richiedere qualche milione di anni. Un po' come le scorie del nucleare: le mettete in un posto "sicuro" ed attendete qualche migliaio o milione di anni: il problema si risolve da solo.

Ed ecco, dato che il tempo è breve e bisogna agire in fretta, compaiono le fantasiose soluzioni della BP: cappelli di cemento alti 4 piani da calare sopra la perdita, perforazioni di nuovi pozzi che facciano diminuire la pressione, tappi di cemento con cui chiudere il condotto che perde..come se si dovesse riparare la perdita del lavandino di casa ... ad una pressione di oltre 360 atmosfere, sotto  il mare, su una condotta da cui esce il greggio ad una pressione tale da spingere lontano qualunque oggetto si avvicini. Qualcuno ha paragonato questi tentativi a quelli di cercare di chiudere un idrante applicandogli un tappo di sughero: provate!

Così tutti i tentativi sono andati a vuoto, ma sono in realtà un modo per far vedere che si agisce, ci si muove.
Ma chi è responsabile di questo e perchè? Il governo federale americano ha già iniziato un'inchiesta. E sono già apparse le prime scorie della corruzione selvaggia dietro tutto questo. Intanto c'è lo zampino della Halliburton, società seconda o terza nel campo della tecnologia petrolifera.

Forse qualcuno ricorda che,  ai tempi di Bush il giovane, era presidente della Halliburton un signore (poco) certo Dick  Cheney (andate su google, fate la traduzione dall'inglese all'italiano di "dick" e...ridete!), che poi sfidò Al Gore nella corsa alla Casa Bianca e divenne vice di George Bush. La Halliburton, signora della guerra nel del Golfo ed in altre simili operazioni di massacro e genocidio.
Allora questa Halliburton, pochi giorno prima dello scoppio del pozzo, era presente sulla piattaforma con quattro suoi tecnici, perché? Stavano ponendo del cemento attorno al pozzo incriminato, per sigillarlo. T ecnicamente, come viene eseguito un trivellamento per un pozzo di petrolio? Si trivella la roccia mediante un apparato che scava un foro nella roccia. Poi in questo foro si introduce un tubo di acciaio in cui dovrà scorrere il greggio da pompare su. Il problema è che c'è uno spazio tra la roccia e il tubo, che va sigillato, altrimenti il petrolio fuoriesce da lì nell'acqua. Il sigillante usato è il cemento, e la Halliburton è proprio una di tre società specialiste in questa cementazione del pozzo.

Questa tecnica è una specialità della Halliburton, che la usò in ben 36 pozzi a terra...con il risultato di scoppio in 18 casi: un bel successo, veramente. E usò la stessa tecnica nel pozzo in fondo al mare, con la previsione del 46% di probabilità di fallimento...e fallì.
Ed il pozzo scoppiò e da allora continua a riversare in mare circa 50.000 barili(1 barile= 160 l) al giorno.
C'è un signore, un ingegnere Egiziano, Hodieb Khalifa, che ha calcolato che tra un mese, se continua così, il petrolio arriverà a New York. Ma ancora peggio. Dei ricercatori meteorologi hanno previsto degli uragani particolarmente forti nell'Atlantico fino alla fine dell'anno. Questi potrebbero spingere il petrolio fino alle spiagge della Francia, aiutati anche dalla Corrente del Golfo. Il disastro diventerebbe così globale. Chi ringraziare di tutto questo? Ma la Halliburton, naturalmente.
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Pezzi di storia, raccolti da indiscrezioni, rapporti federali,
leggi non fatte o fatte ad hoc... e via
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Sembra anche accertato che la causa di questi problemi fu la scarsa qualità del cemento usato. Ed è facile intuirlo, dato che di cemento ne va una quantità enorme: anche una leggera percentuale in meno di cemento produce dei grossi risparmi. E ciò è possibile per il fatto che mancano completamente normative e leggi che impongano una composizione del cemento usato, al contrario delle regolamentazioni del cemento usato nell'edilizia. La ragione di questa mancanza venne scoperta recentemente quando vennero alla luce bustarelle e regali fatti ai responsabili governativi di controllo da parte della Halliburton e delle compagnie petrolifere proprio per lasciar libere queste ultime da imposizioni sulla sicurezza nei pozzi.
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Dati, numeri e cifre da capogiro
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La fuoriuscita di greggio a detta della BP sarebbe stata di 5000 barili al giorno( un barile = 160 litri).
Ora, dopo la parziale chiusura della fuoriuscita, la  BP sempre, dice che la perdita è di "soli" 10.000 barili al giorno. Ciò significherebbe che la  perdita sarebbe stata all'inizio di 20.000 barili al giorno, cioè 4 volte maggiore di quanto affermato dalla BP: da stime fatte dalla guardia costiera statunitense, sembra che ora, dopo l'intervento di parziale chiusura, la perdita sia di 40.000 barili la giorno. Come a dire che all'inizio uscivano dal pozzo 80.000 barili al giorno, ammettendo che l'intervento di chiusura abbia dimezzato la perdita. Siamo cioè a 16 volte quanto dichiarato all'inizio dalla BP.

Si compara spesso questo disastro a quello della Exxon Valdez vicino alle coste dell'Alaska, dove uscì praticamente tutto il greggio trasportato dalla Valdez, cioè 44 milioni di litri = 275.000 barili.
Come a dire che all'incirca ogni settimana sta naufragando una petroliera come la Valdez nel Golfo del Messico!
E non si sa ancora come fermare questa perdita. Le pressioni al fondo del mare (1600 m sotto il livello del mare) sono di circa 300 atmosfere, sufficienti a liquefare il metano presente. A quelle pressioni è molto difficile eseguire anche semplici operazioni guidando dei robot, come si sta facendo. E intanto il petrolio esce, non si sa fino a quando, dato che non ci sono tecniche per interrompere il flusso di petrolio dal fondo del mare. E col tempo la situazione potrebbe peggiorare, dato che al momento la perdita è contenuta dalla valvola sulla bocca del pozzo (una "valvola" di acciaio delle dimensioni di una palazzina di 4 piani) e dai tubi di prelievo che giacciono sul fondo schiacciati. Tubi e valvola che sono soggetti a rapida usura dato che assieme al greggio esce sabbia che lima costantemente il tutto., data la velocità di uscita.

Ed ora, oltre al greggio, continuano ad uscire i retroscena del disastro: incuria, corruzione, risparmi sui dispositivi di sicurezza, leggerezza e direi noncuranza sui pericoli e le conseguenze di eventuali perdite.
La BP ha dichiarato che pagherà tutti i danni, ha annullato la distribuzione di dividendi per questo quadrimestre, con il risultato che le sue azioni sono precipitate del 25 %. Sta intervenendo il Primo Ministro inglese, dato che la BP è una delle maggiori industrie inglesi.
Così il risparmio di "pochi " dollari " (5  milioni circa una tantum) si trasforma in disoccupazione nella  pesca e nel turismo, disastro ecologico di proporzioni che tendono a divenire globali, e ancora, cambiamenti climatici di cui non si può ancora stimare il tipo e l'entità.

Ma quanto può guadagnare una Compagnia petrolifera dai pozzi della zona? Ci sono circa 22.000 pozzi attivi, con una produzione minima giornaliera di 5000 barili per pozzo. Una stima al minimo potrebbe essere: 5000 X 22.000 X 365(giorni dell'anno) X 50 $(prezzo minimo di un barile di greggio) = 2007 miliardi di dollari all'anno.

Poi bisogna togliere i costi che, dati tutti i risparmi fatti su sicurezza e altro, forse non arrivano neanche allo 0,1 %: praticamente 0$ . E questo calcolando al minimo prezzi e produzione, in realtà i ricavi potrebbero essere anche 10 volte maggiori. E questo solo nel Golfo del Messico, e solo per la BP.

Il giro di affari del petrolio fa...girar la testa: si tratta di cifre comparabili e superiori al PIL di varie nazioni. E con questi soldi, cosa si fa? Si compra tutto ciò che si vuole: persone, politici, capi di stato, brevetti alternativi da insabbiare, ceppi e difficoltà per la crescita di energie alternative, si affossano leggi, se ne creano altre e soprattutto..si distrugge tutto intorno: gente, ambiente, economia, tenore di vita.

14-06-2010 Franco Bressanin

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