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USCIRE DALLA CRISI AUMENTANDO I SALARI

I lavoratori italiani ricevono buste paga tra le più «leggere» del mondo industrializzato e con una delle più alte pressioni fiscali, questo e quello che dicono le statistiche dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Occupiamo il 23esimo posto su 30 nazioni industrializzate, mentre il peso delle tasse e dei contributi sulle buste paga è attestato al 46%, al sesto posto,  10 punti sopra la media dei paesi più industrializzati. Questo, secondo gli analisti è un peso enorme alla ripartenza economica perchè, se non ci sono entrate adeguate per le famiglie, i consumi avranno un arresto, con conseguente diminuzione di richiesta di occupazione per le aziende, quindi bassa crescita o anche crescita "O".  Il governo dice che non può permettersi di abbassare le tasse in quanto il debito e le pressioni globali dovute alla crisi, costringono lo Stato a richiedere maggiori entrate.

Questa strategia del "Catenaccio", tutti in difesa del "Sistema", è una strategia che impedisce ogni forma di crescita e ci espone enormemente a possibili ulteriori futuri attacchi speculativi. Difatti le più alte stime di crescita, seppur di qualche punto percentuale, dei paesi di serie "A" tipo Germania, Francia, Olanda... altri, danno garanzie di maggior sicurezza alla possibilità di tenuta in caso di nuove turbolenze dei mercati, mentre l'Italia con una crescita stimata di mezzo punto percentuale si espone a mille pericoli. Noi crediamo che gli effetti della crescita Zero sia dovuta ad una serie di errori/orrori dovuti non tanto alla negligenza dei ministri tipo Sacconi/Tremonti ma alla paura che certe riforme possano togliere dei privilegi a qualcuno.

Noi lo diciamo da tempo: è necessario ed urgente passare ad una tassazione che liberalizzi i salari dalla pressione fiscale, attraverso una diminuzione progressiva delle imposte dirette. Come dimostra lo studio sull'argomento, http://www.democraziaeconomica.it/articolo/art0299.htm ci sono metodi ridistribuivi per far recuperare allo Stato le percentuali tagliate dai salari  caricando il peso fiscale sull'IVA. L'Imposta di Valore Aggiunto è una tassa spalmabile sui consumatori, quindi, potenzialmente su tutti. E' una tassa variabile adattabile alle necessità del mercato, si può mantenere bassa per i prodotti di prima necessità e aumentarla per gli altri prodotti e servizi. Usiamo l'innalzamento dell'IVA come misura antispeculazione aumentandola per le transizioni in borsa e le rendite finanziarie, avremo il doppio beneficio di maggiori entrate e di effetto calmierante del mercato azionario.

Con lo stesso spirito  si possono aumentare le tasse  sui grandi patrimoni ecc. Coma abbiamo già detto una riforma fiscale che fa passare il peso dalle imposte dirette alle indirette, semplificherà moltissimo il sistema dei controlli e la lotta all'evasione fiscale non sarà più una lotta impari combattuta tra i balzelli dell'attuale legislazione in materia. Se il lavoro costa di meno è più difficile che molti imprenditori rischino di procurarsi manodopera in nero, quindi ci sarà una diminuzione  dell'economia sommersa con maggiori entrate per lo Stato. La detassazione dei salari da lavoro indipendente, come dimostra lo studio, non influirà negativamente neanche sui consumi visto che i lavoratori ne usciranno con un salario più confacente agli alti standard europei.

Le soluzioni ci sono ma una classe politica cialtrona e serva dei grandi interessi di "pochi" privilegiati, condanna il nostro paese ad una agonia che di questo passo sfocerà in catastrofe. Che Dio ci salvi da TREMONTI e SACCONI !!

13-05-2010 Dante Nicola Faraoni


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