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LA STANGATA TREMONTI SULLE ENERGIE ALTERNATIVE
Ovvero, come sostenere un modello di sviluppo senza futuro.

LA STANGATA TREMONTI SULLE ENERGIE ALTERNATIVE

Sostenere le famiglie e le imprese, in attesa che la la tempesta economico finanziaria passi, è la direzione che l'attuale governo e anche se con parametri diversi, la confindusria, i sindacati e l'opposizione dicono di intraprendere. Ma siamo sicuri che questa strategia sia sufficiente per superare la crisi? Sicuramente no. La gravità della crisi e l'impossibilità di vedere la fine di essa imporrebbe di pensare ad un nuovo sistema di sviluppo. E' da questo modo di pensare e soprattutto di fare che si potranno giudicare le azioni intraprese dai nostri amministratori ed in primis dal nostro governo che con la finanziaria dovrebbe dare le linee guida per lo sviluppo ed il cambiamento.
Come il governo si sta muovendo lo si capisce dalla stangata messa in finanziaria riducendo drasticamente le detrazioni per chi installa pannelli solari o ristruttura il proprio appartamento in funzione del risparmio energetico. Quello delle cosiddette energie alternative è un settore in forte espansione che coinvolge circa 30.000 aziende medio piccole nel nostro paese con un fatturato di 5 miliardi di euro. Ben poca cosa se incominciamo a pensare a quello che hanno investito in energie rinnovabili la Germania o i paesi del Nord Europa, qui invece siamo o, forse dopo questa manovra, eravamo agli inizi.
La giustificazione che il governo dà a questa modifica di legge è che non ci sono i fondi e che in periodo di crisi gli interventi dello stato hanno delle priorità. I soldi sicuramente non sono molti anche se il genio creativo del ministro TREMONTI ha trovato il modo di utilizzare come patrimonio dello stato i risparmi che i correntisti delle Poste Italiane depositano sui libretti di risparmio o investono in buoni fruttiferi. Una montagna di denaro depositata dalle nostre nonne e dai pensionati che vanno a finire nella Cassa Depositi e Prestiti e da qui al conto della Tesoreria dello Stato con a capo il nostro ministro: la somma stimata e di 190 miliardi di euro. Una parte di questo ammontare già viene utilizzata per fini di intervento pubblico (circa 100 mld) ma i restanti 90, che era prima "fondo cassa", ora con una delle sue manovre disinvolte è riuscito renderle utilizzabili per opere di interesse pubblico. Senza addentrarci sulla gestione di questa operazione quello che possiamo sicuramente dedurre è che dei soldi ci sono e che dovranno essere utilizzati per far ripartire l'economia. C'era proprio bisogno di tagliare un settore che ci permetteva perlomeno di sperare  di poter raggiungere in quanto a sviluppo i paesi europei più progrediti? Ecco sicuramente qui sta il nodo della questione sviluppo e perchè noi siamo rimasti  indietro 10 anche 20 anni a questi paesi: per le scelte che i nostri politici di destra e anche di sinistra hanno e continuano a proporre in quanto a investimenti sostenibili.
Il governo Berlusconi, tramite i suoi "ministri creativi", ha già annunciato che per affrontare l'emergenza energia e rifiuti progettano di realizzare una serie di inceneritori e di centrali nucleari il cui investimento non solo è sproporzionato nei confronti delle emergenze che la crisi economica impone  ma sono sistemi obsoleti economicamente ad alto rischio ambientale.
Questa è la differenza tra la nostra idea di sviluppo e quella dei paesi più avanzati: venti anni fa la Danimarca, la Svezia hanno incentivato nei loro piani di sviluppo, evitando che l'energia diventasse un'emergenza, l'utilizzo delle energie rinnovabili ed il risparmio energetico pensando che, non solo sarebbe aumentata la qualità della vita ma non si sarebbero dovuti preoccupare dello smaltimento dei rifiuti e dei costi che essi comportano. Fa rabbia pensare che noi non siamo stati virtuosi come loro ma per avere un'idea più chiara su come i nostri governati concepiscono lo sviluppo è bene ricordare che quello che l'Italia ha seguito come modello è quello Satunitense dove l'ossessione per il consumo è diventata la legge guida dello sviluppo socio economico. Abbiamo fatto a gara con il mondo a chi aveva più automobili e telefonini mentre sotto i piedi ci aumentavano le discariche di  immondizia e rifiuti tossici,  respiravamo aria satura di Micro particelle nocive e l'etere si riempiva di onde magnetiche cancerogene. Ora che i costi dei disastri provocati da sbagliate scelte di sviluppo ci ricadono come un macigno in piena crisi economica e la stessa classe politica imprenditoriale ci continua a proporre un modello morto, vecchio, che come prospettiva ha solo il disastro ambientale chi è in grado di sostenere che questo sistema politico possa essere credibile di cambiamento? Tutti i fondi che si stanno liberando per la costruzione di infrastrutture e che il governo propaganda come passo fondamentale per raggiungere gli standard del nord Europa sono solo "panzane". Una città come Monaco di Baviera è da tempo che ha smesso di costruire: ponti, autostrade, parcheggi nei centri storici. Sono ormai anni che incentivano la mobilità pubblica e quella ciclabile. A nessuno conviene andare in città in automobile se i servizi pubblici funzionano e posso percorrere tratti di chilometri in bicicletta che dalle periferie ti portano in centro città a pari dignità e sicurezza delle automobili. E' questo il senso dello sviluppo che questi paesi hanno scelto con le sostanziali differenze di qualità e di cultura del vivere.
Se qualcuno ci dice che da "U paese du sole mio" siamo diventati una fogna a cielo aperto non offendiamoci, è la verità. La casta politico/economica non mollerà mai noi però abbiamo la vittoria in tasca, di questo siamo sicuri: loro sono vecchi nel modo di pensare e dell'agire la nostra forza è il cambiamento.

10-12-2008 Dante Nicola Faraoni

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