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Università pubblica

Ciao a tutti,

sono una studentessa dell'Università di Padova, al secondo anno del corso di laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, curriculum Diritti Umani, e vi scrivo per unirmi al coro di voci che si stanno levando in questi giorni per far sentire un forte no di fronte a questo grave attacco all'Università pubblica italiana. E' vero che questo tema è già ampiamente discusso dalla stampa e dai telegiornali, ma quando la sera accendo la televisione e aspetto il servizio sull'"onda", rimango sbalordita dalla discrepanza con quello che vedo e vivo in prima persona nell'ambiente universitario.

La dipingono come una delle tante polemiche dell'estrema sinistra che vuole male a Berlusconi, addirittura un problema di "ordine pubblico" da parte di una classe di "fannulloni"a cui piace bivaccare in piazza e fare rumore, insomma uno dei cronici problemi italiani che richiedono una soluzione forte del Cavaliere,  come la spazzatura e gli immigrati.

Tutto questo sembra proprio confermare la necessità di mettere un po' di ordine nell'università e nella scuola pubblica, mentre è assai difficile rendersi conto che il decreto 133 probabilmente decreta davvero la fine dell'università pubblica, e questo non peserà solo su noi studenti di oggi e sui professori, ma su tutte le famiglie italiane che hanno figli, nipoti, parenti che un domani sperano di studiare all'università e forse non saranno in grado di pagare una tassa che chissà di quanto si moltiplicherà.

Ora infatti è previsto un tetto massimo per la tassa annuale che gli studenti devono pagare, a Padova ad esempio il totale è tra i 1600 e i 1800 euro annui, ma ognuno paga in base al reddito e sono pochi quelli che devono pagare l'intera cifra. Se le Università saranno trasformate in fondazioni e non disporranno più di finanziamenti pubblici, o solo di finanziamenti ridotti, per far fronte alle proprie spese saranno costrette ad aumentare la tassa e chissà quanto moltiplicherebbe.

Certo la legge 133 non trasforma automaticamente le Università in fondazioni private, ma prevede forti tagli alle Università che quindi per sopravvivere qualcosa dovranno fare.

La legge 133 prevede inoltre il blocco del turn over, cioè ogni 5 persone che vanno in pensione ne sarà assunta solo una. Tutto questo significa che entro breve molti corsi  dovranno chiudere, forse interi corsi di laurea!

Tutto questo non lo dico io, non lo dicono gli studenti che non hanno voglia di fare lezione. Siamo tutti uniti, studenti, professori, presidi, rettori, personale tecnico amministrativo, persone che si occupano di Università da decenni e che sono davvero preoccupate.

Giovedì scorso sono stata ad un'assemblea nella mia facoltà, in cui abbiamo discusso la situazione e cosa fare, dato che, come capite sicuramente, non possiamo fingere che niente stia succedendo. Quello che è stato deciso, assieme anche al preside, è anziché fare occupazione e impedire di fare lezione, fare l'opposto, fare università aperta, fare entrare la città nell'università e fare lezione in piazza per far capire alla gente che da noi si lavora sul serio e che l'università pubblica non è ancora spazzatura.

Ci sono sempre professori più bravi o meno bravi a spiegare, più o meno simpatici, ma io personalmente non ne ho incontrato uno solo di incompetente. Ho trovato persone che hanno studiato sodo tutta la vita, ognuno di loro ha un bagaglio di sapere davvero sorprendente, e l'università è il luogo dove lo trasmettono a noi. Non credete che valga la pena difenderla?

L'Università pubblica è un bene comune, è un tesoro di tutti e forse dovremmo pensarci bene prima di sacrificarla. Studio scienze politiche, so bene che lo Stato non ha risorse illimitate e non può concretamente fare tutte le cose belle che si vorrebbe che facesse, ma proprio per questo si devono fare delle scelte, ed è un problema di priorità. E vorrei far notare che questi tagli sono stati stabiliti ancora prima della crisi, era davvero necessario? Tagliamo sul sapere in nome del progresso?

Personalmente mi sono iscritta all'università dopo essere stata alcuni mesi in India, dove ho conosciuto persone che hanno la testa e la voglia di studiare, ma che non avranno mai la possibilità che io in Italia, lì ho capito il valore delle nostre scuole e delle nostre università, cioè del diritto allo studio.

Ci sarebbero ancora molte cose da dire, ma mi sono già dilungata troppo. Volevo solo dirvi come ultima cosa che, studiando scienze politiche, mi sono resa conto che esprimere il proprio dissenso non è mai inutile, anzi ogni capitolo che studio ribadisce che proprio i movimenti di società civile, le associazioni, le reti, stanno costruendo una nuova società internazionale, dalla realtà locale a quella globale: anche se ora non sembra, quello che stiamo facendo non resterà inosservato.

27-10-2008 Monica Carrer

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