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Riforma della Giustizia? Dei contenuti prima che strutturale
Da anni si parla di riforma della Giustizia in Italia

Nel dipanare i problemi che attanagliano la Giustizia in Italia si sottolinea soprattutto la necessità di riforme strutturali, un po' meno quelle di contenuto e prassi.

Se andiamo a indagare la natura dell'azione giudiziaria, potremmo constatare due aspetti, la 'penalizzazione' del colpevole e la lontananza del giudice dai fatti a causa della sua dipendenza da ciò che raccontano gli avvocati.

La parola 'penale' scrive P.R. Sarkar, nel suo saggio 'La Giustizia': "dovrebbe essere cancellata dal vocabolario, per il fatto che nessuno ha diritto di penalizzare qualcun altro. ...ma ognuno ha, per diritto di nascita, il diritto di 'correggere' chiunque altro".
Quindi la giustizia dovrebbe avere come fine ultimo la riforma della persona che ha sbagliato, non la sua penalizzazione. Perché penalizzare, quanto, per quanto tempo? Che senso ha per l'essere umano vedere bloccato il proprio cammino di sviluppo dinamico, fondamentale per la propria esistenza?

Se guardiamo poi al metodo usato nell'esercizio della giustizia, troviamo un parallelismo tra la concezione religiosa di peccato / castigo e nel settore giudiziario di crimine / pena. Recentemente il problema delle carceri superaffollate ha sollevato seri dubbi sulla bontà del metodo della detenzione per 'scontare' la pena. Tutti possiamo sbagliare, ma non per questo possiamo considerarci criminali o peccatori in eterno e non rimediare. Molti criminali sono diventati maestri del servizio sociale...

Il giudice dipende, nel suo giudizio finale, esclusivamente dalla oratoria degli avvocati. Non fa indagini personali per capire se quello che gli avvocati 'raccontano' corrisponde a verità o è studiato ad-hoc, per fini terzi. Secondo Sarkar il giudice dovrebbe cercare di persona la verità nei casi in questione. Un giudice italiano infatti, ha affermato recentemente che vi è discrepanza tra la verità del processo e quella reale...

Il caso del verdetto: è una grossa responsabilità. Il giudice può sbagliare e condannare un innocente, come pure non condannare un colpevole. Se il verdetto è di condanna e la misura è di tipo correttivo, scrive Sarkar, anche se la persona non è colpevole non ne trarrà danno perchè una misura correttiva può essere un buon momento di disciplina personale. Se invece viene penalizzata, la sua reazione potrebbe essere violenta e creare poi problemi sociali.

Quindi la riforma della giustizia potrebbe meglio significare riforma dei contenuti, metodi e cultura della disciplina con i nuovi concetti di 'correzione', di accertamento da parte del giudice della verità e non dipendere dagli avvocati, una nuova classificazione dei 'tipologie criminali' per prendere misure adeguate nei loro confronti. Sarkar ha redatto una aggiornata classificazione delle tipologie criminali con le relative misure di correzione.

Con le sole riforme strutturali non andremo molto lontano. Al contrario esse sono sempre state la conseguenza di riforme dei contenuti e della cultura alla base della giustizia e non viceversa.

26-09-2008 Tarcisio Bonotto

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