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I BUONI E I CATTIVI DEL PRESIDENTE FINI
L'assassinio di Verona

Dopo il dolore, l'orrore, lo sgomento, il raccapriccio di accettare un avvenimento che doveva solo essere impossibile, con l'auspicio di non essere confusi con gli avvoltoi di turno, pronti a strumentalizzare persino il dolore altrui, qualche riflessione, pacata, che possa aiutarci a capire e ad uscire da un tunnel molto buio, forse non è male elaborarla.

No va dubbio che se ad uccidere il giovane di Verona, senza motivo alcuno, senza provocazione alcuna, senza neanche un appiglio minimo che potesse far scattare una rabbia che va ben oltre l'animalesco, anziché i figli della buona borghesia veronese e padana, bianchi immacolati come la neve che circonda le valli del Nord-Est, fossero stati dei balordi negri, marocchini tunisini o rumeni, e si fosse tenuta una consultazione generale, la Lega e AN avrebbero conquistato a suon di voti migliaia di altri comuni italiani. E' bastato uno stupro a Roma, atto esecrabile, perché tutto il disordine, la violenza, l'inquietudine che regna nella Capitale italiana, così come in tutte le altre grandi metropoli del mondo, fosse addebitata alla responsabilità dei Sindaci e il progressista ed aperturista Alemanno, genuina espressione di nonno Benito, capovolgesse un risultato elettorale che lo dava perdente una settimana prima. La violenza che circola libera ed indisturbata nelle vie centrali di Verona e può uccidere nel modo piu' ingiustificato, piu' insulso e inconcepibile da mente umana, non è certamente addebitabile agli amministratori e giammai alle classi politiche dirigenti di quei territori che hanno conquistato il governo del Paese sulla scorta di due concetti fondamentali: l'odio e l'intolleranza assoluta per tutti i diversi, gli stranieri, gli immigrati, che non hanno diritto di invadere le loro terre e l'egoismo irrefrenabile di tutti i buontemponi del Nord Est, ora del Nord in generale, che arrivano anche all'odio razzista contro i cittadini di questo Paese che hanno il torto di abitare al di sotto di Roma ladrona.

Come se tutto questo non bastasse, ecco la ciliegina sulla torta del neo Presidente della Camera, che non ha fatto neanche in tempo ad insediarsi, quando è stato prontamente chiamato a dissertare sulla differenza tra l'orrendo pestaggio del branco di Verona e la bandiera di Israele incendiata a Torino da qualche scapestrato che si definisce extra parlamentare di sinistra. Il gesto di questi ultimi è, secondo il neo Presidente della Camera, di gran lunga piu' grave del primo, commesso da giovani disadattati, appartenenti a famiglie per bene, che se non vanno assolti, quanto meno meritano di essere recuperati (concetto, questo, opportunamente suggerito dall'altro Neo Presidente del Senato).

Ma anche stavolta, molti esponenti di centro sinistra o di sinistra hanno clamorosamente sbagliato, aggredendo verbalmente il Presidente Fini per la frase pronunciata.

Può darsi che egli volesse effettivamente fare, come ha sempre fatto, un distinguo tra i "buoni" extra di destra e quelli "cattivi", extra di sinistra.

Ma nessuno può escludere che il disegno fosse di segno completamente diverso ed opposto.

Egli ha affermato un principio : bruciare una bandiera di uno stato estero è molto piu' grave che commettere un assassinio di gruppo, bestiale ed incomprensibile. Ma ciò comporta un corollario.

Se bruciare una bandiera di uno stato estero è così grave, figuriamoci quando viene continuamente oltraggiata, vituperata e gettata in quel posto la bandiera del proprio Paese, per issare al suo posto quella della Repubblica indipendente di Padania. Se nessuno avesse contestato le affermazioni del Presidente Fini, non si può escludere che il suo obiettivo era quello di bloccare i generali e le truppe leghiste prima che costoro si insediassero nei gangli del potere di Roma ladrona.

Ancora una volta un'occasione d'oro gettata a mare dagli esponenti di "sinistra".

20-05-2008 Francesco Calvano

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