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Manifestazione Amra Bengali a Ranchi
Manifestazione Amra Bengali a Ranchi

Vittime della Globalizzazione: Una storia Bengalese

Anche la FIAT coinvolta nelle violenze del governo comunista del Bengala Occidentale.

Il West Bengal è uno Stato  dell'India Orientale ai confini con il Bangladeh che dai monti ai piedi del Tibet si riversa nell'omonimo golfo del Bengala.

La Capitale è Kolkata (Calcutta) ed è abitato da una popolazione ricca di una delle culture  più antiche del mondo. Anche qui è arrivata la globalizzazione passando come un rullo compressore sopra a millenni di tradizioni, usanze e stili di vita basati sulla spiritualità e l'armonia con l'ambiente circostante.

Alla fine del 2005 in piena campagna elettorale il partito al potere da circa un trentennio il CPI-M Partito Comunista Indiano (Marxista-Leninista) lancia il suo piano per la successiva legislatura: Globalizzare il W. Bengal copiando il modello cinese. Piena apertura ai gruppi multinazionali indiani e stranieri per attrarre capitali e dare il via alla piena industrializzazione dello Stato. Il comunisti vincono le elezioni ed iniziano ad emulare il cinese nel nome del "progresso economico". Le multinazionali non si lasciano sfuggire quest'occasione e si presentano al tavolo degli accordi per spartirsi la "torta bengalese".

In Cina non sappiamo esattamente in che modo il partito unico abbia convinto le popolazioni, soprattutto rurali, ad accettare il nuovo modello di sviluppo visto che esiste  un regime di censura totale. Ma in India fortunatamente la stampa non è imbavagliata e quindi i processi di sviluppo globale hanno una faccia più "realista".

Difatti anche il governo del Bengala Occidentale espropria le terre costringendo gli abitanti all'abbandono forzato. Il primo clamoroso fatto pubblicato da molta stampa indiana  è stato l'esproprio di 400 ettari di terra in località Singur nei pressi di Kolkota di proprietà di piccoli agricoltori. I Proprietari in blocco si sono rifiutati di cedere la terra  non solo a causa del misero prezzo offerto dal governo ma soprattutto perché loro erano nati in quella terra, quello era il  lavoro ereditato per generazioni e perché altrimenti non sapevano dove andare. I contadini si uniscono in comitato, iniziano una protesta contro le autorità ed il 18 dicembre scorso il primo ministro Buddhadev Bhattacharjee avvalendosi di una vecchia legge coloniale istituita nel 1894 dall'Impero Britannico The Land Acqusition Act,  manda la polizia per lo sgombero e spara contro la manifestazione organizzata per difendere le terre: sei manifestanti muoiono durante gli scontri.

Indovinate a nome di chi il governo comunista bengalese espropriava le terre? A nome della Tata Motors che con partner esteri devono aprire in questa località un azienda per la produzione di mini car per il mercato asiatico. Il manager della casa automobilistica Ravi Kant rispondendo alla stampa che richiedeva un commento sull'accaduto ha detto che Singur a loro avviso era il miglior sito per localizzare la loro produzione di piccole auto. Ha poi aggiunto: "Perché dovremmo chiudere gli occhi quando i governi ci vengono incontro con degli incentivi?"  Ha anche detto che questi aiuti sono necessari per aumentare la competitività e quindi i profitti delle aziende coinvolte. Questo è il costo della globalizzazione 6 morti, la distruzione dell'identità economica e sociale dei 14.000  abitanti di Singur, è un prezzo che si può pagare.

Sicuramente a questi spietati sostenitori del libero mercato non importa del suicidio di Haradan Bag, 62 anni anziano contadino che il 12 marzo scorso ha preferito togliersi la vita ingerendo pesticidi invece di vivere senza più nessuna dignità. Dimenticavamo: chi è mai il partner straniero che affianca la Tata Motors ed il Governo comunista bengalese in questa inumana azione che priva dei fondamentali diritti migliaia di famiglie? La FIAT. Sì! La nostra casa automobilistica, tanto democratica in patria e cinica in casa altrui.

Il 22 gennaio la Tata Motors annuncia che al suo fianco, in qualità di socio, nello stabilimento di Singur ci sarà la FIAT ed insieme investiranno una somma pari a 877 milioni di dollari in questo ed altri progetti. A metà febbraio prima  del viaggio in India assieme a Prodi, il presidente di confindustria e della FIAT Montezemolo ha risposto alla domanda di un giornalista riguardo alle violenze per gli espropri di Singur che la Tata Motors è un'azienda molto attenta nel rispetto dei diritti umani. Forse non sapeva o faceva finta di non sapere che uomini della sicurezza della Tata in collaborazione di bande militanti di comunisti locali sono stati accusati di aver bruciato viva davanti ai suoi familiari una leader della protesta Tapashii Malik per dare una lezione a chi si opponeva. C'è un'inchiesta aperta dalla Magistratura per questo fatto.

Ma l'imposizione del modello della globalizzazione economica non si ferma qui: Una settimana fa in un'altra remota località del West Bengal, si è consumata un'altra strage in località Nandigram a pochi chilometri dal mare nel golfo del Bengala. Questa zona è stata scelta dal governo dello Stato per creare un polo chimico sul tipo della  nostra Marghera negli anni 60/70 con annessi i rischi ambientali del caso. Anche in questa località la popolazione (circa 200 famiglie) si è opposta ed il governo ha mandato 5000 poliziotti affiancati dai gruppi paramilitari di militanti comunisti a "ripulire" la zona. La brutalità dell'operazione questa volta ha fatto 14 vittime, 100 feriti. I volontari di AMURT (Ananda Marga Universal Relief Team) intervenuti subito dopo gli scontri per prestare opera di primo soccorso hanno detto che sono più di cento le persone dichiarate disperse di cui non si sa nulla della loro fine. I volontari di AMURT  si sono offerti per dare asilo nelle loro strutture a decine di bambini rimasti orfani a causa delle violenze.

Il Partito comunista al governo è nella bufera perché in un recentissimo rapporto della Polizia Federale Indiana (CBI) si afferma che 10 militanti del partito hanno partecipato alla sparatoria e sono state trovate armi nelle loro case. Non solo nei loro cellulari c'erano recapiti telefonici dei più alti dirigenti del partito come il ministro della sanità del West Bengal Surya Kanta Mishra.

Molti analisti indiani si sono chiesti perché il CPI-M stia usando una strategia così violenta contro quelle popolazioni rurali che sono da sempre il suo bacino elettorale tanto da compromettere l'immagine pubblica nazionale ed internazionale dei leader del partito. La risposta che si sono dati è che sotto ci siano gli interessi di molti gerarchi di partito che tentano sottobanco di fare i loro personali affari espropriando a prezzi irrisori le terre per poi rivendersele alle multinazionali di turno ad un prezzo più alto anche tramite l'incasso di tangenti.

Qualcuno si chiederà come mai come mai un partito così corrotto e violento possa essere rimasto al potere per tanti anni di seguito in uno stato democratico.

La risposta la dà Amra Bengali un movimento politico che si oppone da anni al CPI-M con una politica basata sulla rinascita culturale dell'identità bengalese e per l'auto sufficienza economica di quest'area. "Da anni denunciamo le barbarie dei comunisti!  Hanno sempre fatto le campagne  elettorali nelle zone rurali con il machete ed il fucile uccidendo e mutilando chiunque si opponesse, mantenendo nella povertà uno Stato con enormi possibilità di sviluppo". Il segreto è sempre stato questa condizione di paura ed oppressione perpetrata nelle campagne accusando gli oppositori del partito di essere i responsabili della povertà della gente.

Ma ora il popolo bengalese si sta accorgendo che i proclami della rivoluzione Industriale tanto acclamata da  Bhattacharjee gonfiano le tasche dei funzionari di partito ed i loro referenti capitalisti. Probabilmente questo è lo specchio più veritiero della globalizzazione economica.

02-04-2007 Dante Nicola Faraoni

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