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La Massima Utilizzazione
Parte 1

Introduzione

Quando ero piccolo, negli anni sessanta, passavo gran parte delle giornate d'estate a casa dei miei nonni. Le giornate erano scandite da appuntamenti regolari: la mattina verso le otto passava l'uomo delle granite. Secondo l'uso siciliano, una bella granita di mandorle e una brioche è quel che ci vuole, per iniziare una calda giornata estiva. L'uomo gridava, con il suo megafono attaccato sopra il triciclo a motore: "a minnulata!" e le persone, adulti e bambini, uscivano con il loro bicchiere o la tazza, a comprare la loro porzione di mandorlata ghiacciata, preparata dal gelataio con mandorle, zucchero e acqua.

Un po' di tempo dopo passava il panettiere con un triciclo furgonato. Chiedeva a mia nonna quanto pane avesse bisogno e di che tipo, poi lo consegnava e bussava alla prossima porta. Prima o dopo il panettiere, passava il lattaio. Consegnava il latte della centrale in una bottiglia di vetro con un coperchietto di stagnola e, senza aspettare mia nonna, suonava il campanello e andava via. Passavano anche il fruttivendolo, l'unico ad avere un carro trainato da un cavallo, con frutta e verdura di stagione e infine il pescivendolo, che vendeva il pesce da lui pescato durante la mattina.

Ogni mese passavano anche altre due persone, non sempre benvenute, ma comunque utili: il letturista e l'esattore della società che forniva l'energia elettrica. Entrambi venivano in bicicletta, facevano il loro lavoro, a volte scambiavano due chiacchiere e, inforcata la loro bicicletta, passavano alla prossima porta. Mio nonno non aveva un'automobile, andava a piedi o in autobus, a volte in carrozzella con il cavallo, che non era ancora un servizio per turisti, ma solo il taxi dei poveri, costava un po' più di un biglietto d'autobus, ma meno di un taxi ed era più lento di entrambi. I muri delle case erano molto spessi, e questo consentiva di non sentire troppo freddo d'inverno o troppo caldo d'estate.

Anche le aspettative nel mondo del lavoro erano diverse: chi aveva potuto studiare, poteva aspettarsi di avere un posto adeguato alle sue conoscenze. Era solo questione di tempo, ognuno poteva aspettarsi, dopo un breve periodo di apprendistato, di poter usare le proprie conoscenze scolastiche per avere un posto di lavoro onorevole, forse non quello che si era immaginato, ma qualcosa per sentirsi sicuro economicamente.

Che cosa è cambiato da allora ad ora? Molto, qualcosa in meglio e qualcosa in peggio. È cambiato l'utilizzo delle risorse e delle capacità delle persone, ad una economia povera e disorganizzata si è sostituita un'economia altamente specializzata, con valori e obbiettivi diversi.

Ma quale criterio possiamo usare per valutare i vantaggi e gli svantaggi? Lo strumento che vi propongo si chiama Massima Utilizzazione ed è stato proposto del filosofo indiano Prabhat Ranjan Sarkar.
In sostanza si tratta di:

1) dare una priorità di utilizzo delle risorse e delle potenzialità, in base alla loro rarità e utilità sociale (valore esistenziale e valore utilitario).

2) valutare se tutte le potenzialità delle risorse impiegate sono state utilizzate

3) incrementare l'utilizzo completo delle risorse, diminuendo gli sprechi, con l'ausilio delle conoscenze scientifiche e tecnologiche

4) valutare il costo totale di un bene o di un servizio inclusi i costi sociali e ambientali

Da questo punto di vista, contrariamente a quanto si può immaginare, non c'è stato un aumento dell'utilizzo delle risorse, piuttosto un aumento dello spreco. Gli effetti collaterali del finto progresso che abbiamo subito ci costano molto più di quanto costassero una volta.

Il gelataio che non passa più ci fa prendere la macchina per raggiungere la gelateria, dove ci viene consegnata la granita in un bicchiere di plastica, con il cucchiaino di plastica. Quanto ci costa la granita? Ci costa il prezzo della granita più il carburante e la manutenzione della macchina più il costo dell'inquinamento ambientale prodotto dalla macchina e dai bicchieri di plastica, più il costo di eventuali incidenti che statisticamente avvengono a chi usa l'automobile.

Anche per il pane, la frutta e il pesce è la stessa cosa: ci sono costi per raggiungere i supermercati, per smaltire i contenitori di plastica nei quali sono contenuti e non ultima, la spersonalizzazione dei rapporti umani, che devono essere valutati più delle risorse fisiche sprecate inutilmente nel processo.

Ora tutti vanno in automobile, alcuni ne hanno più di una, e questo spreca il carburante, aumenta le spese per gli incidenti, le spese mediche per le malattie polmonari da inquinamento, e soprattutto spreca il nostro tempo negli ingorghi stradali. La nostra permanenza sulla terra è limitata nel tempo, mentre i materiali, se riciclati, hanno una durata molto lunga. Ovviamente il nostro tempo è più prezioso dei materiali. Basterebbe potenziare i trasporti, rendere gli autobus comodi e puliti, per ottenere un notevole risparmio collettivo, un utilizzo più appropriato delle limitate risorse materiali.

Questa considerazione cozza contro la valutazione che le teorie economiche di moda fanno del concetto di crescita. Secondo queste teorie la crescita deve valutarsi dal numero di scambi economici avvenuti in un lasso di tempo, il famoso PIL o Prodotto Interno Lordo. Il PIL è un parametro inconsistente, perché non valuta i costi collaterali di un fenomeno, non calcola i costi futuri e non calcola il costo delle risorse sprecate. Per meglio dire, il PIL considera questi costi, le esternalità, in positivo, visto che sono comunque scambi economici, ma in realtà questi costi producono spreco, che con l'andare del tempo produce povertà. Per avere una certa credibilità, questo tipo di costi dovrebbero essere sottratti dal PIL, e si dovrebbe calcolare anche quanto tempo della nostra preziosa vita viene sprecato per rincorrere il dio PIL. Per esempio quanto tempo sprechiamo nelle attese in coda per strada, a causa del fatto che i trasporti pubblici sono scomodi e inefficienti per consentire maggiori profitti all'industria automobilistica. Se questi costi fossero valutati, i PIL delle varie nazioni avrebbero dei valori ben differenti da quelli attuali.

La Massima Utilizzazione nell'edilizia.

Continuando il nostro esame dei cambiamenti, ci accorgiamo che le abitazioni sono costruite in maniera differente. I materiali più leggeri consentono dei costi più bassi (che non si sono tradotti in una diminuzione del prezzo degli immobili, ma questa è un'altra storia) e permettono di costruire palazzi più alti. Quali sono i problemi in questo caso? I muri più sottili, e per niente termoisolanti, ci fanno spendere delle cifre spropositate in riscaldamento e condizionamento, che a sua volta produce inquinamento, che causa spese mediche e distruzione dell'ambiente. Lo spreco di energia fa si che alcuni Paesi siano in  guerra fra loro per la conquista della ricchezza energetica, con un enorme spreco di vite umane, il bene che vale più di tutti, visto che la vita intelligente è in natura un bene più sottilmente raro di qualunque altro.

Quindi i costi dell'edilizia si sono spostati, prima c'erano costi di costruzione più alti, e costi di mantenimento più bassi. Con l'evolversi delle tecniche edilizie, i costruttori, avendo a disposizione materiali più leggeri e meno costosi, possono realizzare guadagni elevati che però non garantiscono l'isolamento termico e acustico, spostando sugli abitanti i costi di riscaldamento e condizionamento. Questi pagano cifre esorbitanti, visto che si tratta di costi fissi annuali in costante aumento a causa della crisi energetica.

Ma un altro bene elevato e raro è completamente trascurato, il bene della bellezza, completamente dimenticata nell'edilizia residenziale popolare moderna. Costruire palazzi brutti è di per se uno spreco di risorse. Le persone sono costrette, a causa delle condizioni economiche, a vivere in ambienti che, oltre a consumare risorse energetiche, le deprimono consumando risorse mentali e spirituali che non possono essere recuperate.

La Massima Utilizzazione negli scambi commerciali

Il nostro sistema commerciale è costituito da diversi livelli di intermediazione fra il produttore e il consumatore. Il prezzo dei prodotti, relativamente basso alla produzione, assume un costo molto alto al consumo, perché un complesso sistema di distribuzione ne aumenta artificialmente il valore sul mercato. Come una matrioska dove il prezzo alla produzione è costituito dalla bambolina più piccola, e le bamboline più grandi che la contengono aggiungono volume ad ogni livello. Ma è davvero necessario pagare il prezzo di società intermediarie per noi costosissime, che a volte servono solo per aumentare i guadagni di un numero sempre più ristretto di grandi distributori?
La soluzione più semplice per massimizzare l'utilizzazione è quella di mettere in relazione diretta la produzione e il consumo abolendo, per quanto possibile, le società intermediarie.

I gruppi di acquisto solidali (GAS) stanno facendo un tentativo in questo senso. Questi gruppi di consumatori, su base volontaria, organizzano l'acquisto presso produttori preferibilmente locali e di qualità. Il risultato è molto positivo, aumentano i guadagli del piccolo produttore, che non è costretto a vendere ai prezzi capestro imposti dalla grande distribuzione, e aumentano i risparmi dei consumatori, che possono acquistare prodotti di alta qualità a prezzi ragionevoli. Diminuisce l'inquinamento da trasporto e tutti prezzi collaterali impliciti. Aumenta la circolazione monetaria locale, con vantaggio di tutta la collettività che usufruisce della ricchezza generata dagli scambi economici. Inoltre le relazioni umane migliorano, visto che le persone lavorano volontariamente insieme.
Questo ultimo vantaggio costituisce anche il limite di questo sistema, infatti la base volontaria di queste iniziative le rende aleatorie. Come in ogni gruppo di volontariato, alcune persone fungono da traino per l'iniziativa e altre le seguono. Il lavoro organizzativo è abbastanza oneroso. Ma cosa succede se gli organizzatori non hanno più tempo o voglia di condurre il GAS? Ovviamente il gruppo si scioglie e insieme ad esso si perdono tutti i vantaggi. Un altro limite è quello del volume: se il gruppo di acquirenti diventa troppo grosso, l'organizzazione diventa sempre più difficile, perché richiede lavoro, spazio per immagazzinare i beni, attrezzature come i frigoriferi per gli alimentari deperibili ecc.
Il passo successivo potrebbe essere costituire cooperative di consumo. Una cooperativa di consumo, senza fini di lucro, può assumere persone che si occupino dell'acquisto e della distribuzione, possedere o affittare locali e attrezzature per la conservazione temporanea dei beni e addirittura organizzare un comodo servizio di consegne a domicilio. Questo naturalmente presuppone un consiglio direttivo che si occupi di organizzare il lavoro e di assumere e coordinare i dipendenti ma il grosso del lavoro sarebbe fatto da persone stipendiate. Le spese di avviamento e di gestione sono però onerose se il numero di soci/acquirenti non è abbastanza alto, quindi conviene organizzarsi in una fase iniziale come GAS, e se l'iniziativa ha successo, passare al sistema cooperativo.

26-09-2006 Albino Bordieri


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