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Economia e scienze sociali

L'economia come scienza non può essere unicamente spiegata tramite la scienza matematica o la statistica in quanto essa è funzionale alle necessità dell'essere umano. Se si esclude una parte del settore dell'organizzazione e qualche studio recente sul settore del marketing il resto degli studi economici comprende esclusivamente una costante ricerca nel mondo dei numeri. Tutto ciò non è un male, anzi, questo tipo di studi ha aumentato la capacità, il raggio d'azione del sapere economico rendendo più sicura ed efficiente l'applicazione di questa scienza. Ma è certamente riduttivo ed altamente insensato pensare che l'economia sia solo matematica.

Benché le leggi che regolano l'economia sono riferite al "mercato", non si può non considerare che esso è fatto da entità che oltre a consumare e produrre, pensano, esprimono emozioni e sentimenti e che queste varie funzioni non sono inscindibili tra di loro a meno che non si concepisca l'esistenza umana come uno stato di perenne schizofrenia.

L'interrelazione tra più individui è un luogo comune in ambito economico. Nella stipulazione di un contratto di lavoro, nella vendita di un prodotto o in un accordo tra due aziende, il fattore emotivo o umano è di fondamentale importanza per la riuscita del successo commerciale, finanziario o salariale.

Oggi esistono indici di fiducia dei consumatori o degli imprenditori che riescono ad influenzare l'andamento dei mercati finanziari. In realtà questo tipo di sondaggi non sono altro che elaborazioni statistiche dello stato psicologico di determinate categorie di individui.

Anche se a livello ufficiale ancora non esiste una disciplina specifica che regoli il rapporto tra scienza economica e sociologia, psicologia o filosofia, queste scienze di carattere umanistico stanno assumendo sempre più importanza nelle relazioni economiche soprattutto nei Paesi industrializzati.

Qualcuno penserà che la psicologia o la sociologia della comunicazione siano poco influenti nei processi produttivi e valutabile soltanto all'interno di ristrette attività economiche ma questo è facilmente contestabile quando si pensa all'importanza che la condizione psicologica ha avuto in questi ultimi anni nelle oscillazioni dei mercati azionari.

Oggi che il sistema borsistico è globalizzato e che le informazioni e gli scambi azionari si eseguono quasi in tempo reale a causa dell'impiego di sistemi informatici, situazioni psicologiche come "il panico" o "la fiducia" sono diventate, soprattutto nei momenti di maggior tensione del mercato, più importanti dei dati ufficiali o delle analisi statistiche.

Penso che conveniate con me sul fatto che c'è qualcosa di incredibile nel verificare che in certi momenti il mercato sia guidato dallo stato d'animo collettivo degli investitori. Cercate di immaginare questa situazione! E' come se uno stato emozionale corresse nell'etere ed infilandosi nei cavi di connessione dei computer arrivasse diritto nell'area mentale di ogni singolo operatore borsistico! Il panico o la fiducia nell'arco di poche ore possono cambiare le sorti economiche di uno Stato, di un'azienda o di singoli investitori! Una condizione terrificante e allo stesso momento grandiosa!

L'essere umano come "variabile economica".

L'economia più che essere una scienza applicativa dei numeri è soprattutto una scienza sociale dove contano le interrelazioni tra gli esseri umani che si trasformano in produttori oppure in consumatori, in manager o operai, liberi professionisti, artigiani, in investitori o azionisti. Non si vuole con questo porre soltanto il problema etico in economia, ma si intende dire che gli esseri umani sono il mercato cioè quel soggetto a cui la scienza economica si riferisce.

Insomma non si può prescindere dal fatto che in economia l'essere umano deve essere trattato come una variabile economica. Attenzione, non come "una risorsa umana" perché l'essere umano non è una merce e neppure un tabulato statistico ma è un'entità ben più complessa. Oltre ad avere un corpo a cui sono legati dei bisogni materiali, è anche provvisto di una mente, una struttura psicologica che si esprime tramite emozioni, sentimenti, desideri ed ha nel tempo elaborato diverse metodologie di interrelazione sociale. Queste propensioni mentali hanno un peso determinante, nell'applicazione di un processo economico. Quando l'economia non è riferita ad un'unica persona ma ad un corpo collettivo, il processo di interazione ha ancor più peso e può fungere da bilancia per il successo o il fallimento di qualsiasi attività.

In Borsa, grazie all'alta tecnologia che trasporta le informazioni quasi in tempo reale, gli operatori si scambiano notizie, informazioni, provenienti da tutto il mondo dando vita a delle strette relazioni di tipo collettivo. Mentre sui terminali circolano miliardi di dati, gli operatori analizzano e traggono le loro conclusioni per iniziare una nuova vendita o un nuovo acquisto. Se il lavoro svolto sta portando i suoi frutti e i profitti aumentano, lo stato emotivo dell'operatore sarà di soddisfazione, si sentirà felice e vittorioso e questo lo porterà a rischiare di più nei suoi futuri investimenti. Viceversa se il suo lavoro non va, si crea una situazione emotiva opposta e l'operatore si comporterà di conseguenza.

Queste sensazioni, stati d'animo dei vari investitori sparsi per il mondo interagiscono tra di loro e seppure non tutti hanno sul monitor le facce o la voce degli altri interlocutori, tramite i dati che vengono analizzati possono sentire la condizione del mercato.

Qualcuno penserà che alla luce di questa analisi, l'Orso o il Toro in Borsa sono due condizioni psicologiche degli operatori ma questa non è la tesi che si vuole sostenere. Invece si intende affermare che l'economia è una scienza sociale; di interazione tra dati matematici e condizioni umane, in questo caso psicologiche. Questo punto di vista è inscindibile ed innegabile anche per il più ortodosso degli economisti classici. Quindi il Toro o l'Orso sono determinati anche dalla capacità di sinergia tra questi componenti. Certo in economia quando si intraprende un'azione, la componente umana non è determinante in assoluto, soprattutto nel corto e medio periodo, ma nel lungo termine essa diventa la più importante variante economica.

Nella storia del sistema borsistico globalizzato, di queste situazioni di euforia o di panico, mescolate a dati statistici, ne troviamo a migliaia. In Borsa, generalmente, si tende a ricordarsi delle euforie perché le situazioni di panico, quando si sono create, hanno generato dei disastri talvolta irrimediabili ma gli stati mentali collettivi che si crearono il famoso venerdì nero dell'ottobre 1987 oppure gli effetti domino durante il crollo dei mercati del sud est Asiatico periodo 1997-98 sono, per chi li ha vissuti, un'esperienza mentale memorabile! Traumatica e drammatica allo stesso tempo.

Qualcuno deve essersi accorto di questa commistione tra psicologia ed economia, tanto esplosiva quanto meravigliosa, perché fin dopo il crollo del 1987 gli esperti si sono messi al lavoro per creare gli strumenti inibitori degli stati d'animo degli investitori, per cercare di regolare l'euforia o il panico. Misure come la sospensione delle contrattazioni dei singoli titoli o dell'intero listino conteggiando un massimo di percentuale in rialzo o in ribasso. Oppure il caso della riapertura delle contrattazioni a Wall Street dopo l'attacco terroristico dell'11 Settembre, dove gli organi di vigilanza di Borsa hanno disposto, come misura di controllo dell'evidente pessimismo che si era creato, (uno stato d'animo collettivo per l'appunto) il "Buy back" è cioè la possibilità per le aziende quotate di ricomprare tutte le azioni da loro stesse emesse che vengono vendute durante le contrattazioni. Questo dovrebbe servire a contenere il crollo del valore delle azioni e quindi del mercato.

Ma l'esperienza del crollo del 1997 e del post 11 settembre, dove gli effetti domino si susseguivano a ritmo sfrenato senza pietà per nessun investitore piccolo o grande, dove le situazioni di emergenza erano una regola e dove tutti correvano per salvarsi dalla bancarotta e dalla catastrofe, ha dimostrato che le misure di regolazione sono insufficienti in questo tipo di situazioni e che va trovato qualcosa di più efficiente. Il rimedio c'è e consiste nell'accettazione da parte degli economisti che la psicologia, la scienza che studia il fattore mentale dell'uomo, è inscindibile dai processi economici, da qui la formulazione di una nuova branca degli studi economici: la psicoeconomia.

Lo studio della psicoeconomia e la sua applicazione risolverà molti problemi in questo tipo di contesti socio economici perché tiene conto della "variabile umana" come parte integrante dei processi economici.

30-08-2006 Dante Nicola Faraoni


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