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Home > Approfondimenti > Uguaglianza e Libertà > Quale libertà?
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Quale libertà?

L'economista Amartya Sen, il cui pensiero verrà trattato più avanti, ci aiuta a capire quanto differenti possano essere i modi di considerare la libertà nel seguente passo :Questo è per noi cruciale per poter riconoscere e combattere la illibertà che si nasconde dietro le diverse idee.

"L'opposizione la libertà può prendere diverse forme. Strenui difensori della libertà del commercio e delle transazioni sono, allo stesso tempo, piuttosto scettici -se non ostili- nei confronti delle libertà politiche e democratiche. Altri difendono con sufficiente vigore la democrazia, ma non vedono alcuna particolare difficoltà nel negare le più elementari libertà del commercio e di scambio. Altri ancora sono ben disposti verso le libertà economiche e politiche, ma non attribuiscono grande importanza a opportunità sociali come l'istruzione primaria, che garantisce alle persone la libertà di leggere e scrivere, di comprendere i propri diritti, di gestire il proprio bilancio e di formarsi giudizi politici, utilizzando in modo migliore l'informazione disponibile. Alcuni libertari mostrano una ammirevole saldezza nella difesa della libertà contro la tirannia, ma non vedono alcuna significativa privazione della libertà nel lasciare bambini analfabeti senza scuole, persone malate senza servizi sanitari o poveri intraprendenti senza accesso al microcredito o ad altri mezzi per entrare a far parte dell'economia di mercato."

(Sen 2002, pag137)

Dunque differenti concezioni di fondo si ispirano a concetti diversi di libertà. Ed è per noi  cruciale saper riconoscere e combattere la "illibertà" e l'ineguaglianza  che si nasconde dietro le diverse idee.

Nel 1953 Bertrand Russell nei suoi "Saggi Scettici" si chiedeva: "fino a punto è possibile e fino a che punto è desiderabile la libertà fra gli esseri umani viventi in una comunità?"(Russell, pag 208). Ma noi ci chiediamo innanzitutto: cos'è la libertà?

Nel linguaggio comune noi definiamo come libero ciò che:

"...non è soggetto al dominio o all'autorità altrui, che ha facoltà d'agire a suo arbitrio senza subire una coazione esterna che ne limiti materialmente e moralmente, la volontà e i movimenti" [Dizionario Enciclopedico Treccani vol.VI pag 725] .

Da ciò ricaviamo che la libertà indica l'essere libero.

Nel diritto la libertà è intesa come assenza materiale di limitazione esterna all'esplicazione della personalità individuale. Da qui l'ordinamento giuridico rappresenta un sistema di limitazioni che individua sfere di attività individuale rispetto alle quali si presenta vietato o limitato l'esercizio di contrastanti attività o poteri da parte dei singoli o dello Stato.( ibidem )

Ma se analizziamo attentamente il concetto legato al termine libertà troviamo che la libertà in quanto tale acquista un senso solo all'interno di una dialettica che la vede contrapposta alla limitazione.

" quando parliamo di  qualcosa che è libero la nostra espressione resta indefinita fino a quando non diciamo da cosa esso è libero"

(Russell, pag 187)

La contrapposizione libertà e limitazione ci fornisce il quadro completo del problema.

"La libertà, nel suo senso più puro, significa mancanza di ostacoli esterni che impediscono la realizzazione dei propri desideri. In questo senso astratto, la libertà può accrescersi o aumentando al massimo il potere o diminuendo al minimo i bisogni.

La modificazioni del desiderio potrebbe quindi rappresentare un passo avanti verso la libertà, grande quanto quello che deriva da un accrescimento dei poteri"

(ibidem)

Ritroviamo qui il senso anche delle parole di Tagore quando ci chiede se l'uomo desidera la realizzazione dell'Io o se brama il potere. Nel primo caso la legittimità dell'auto-realizzazione non lede, di per sé, l'auto-realizzazione altrui; nel secondo caso la brama di potere, che è per sua natura illimitata, è sempre dannosa perché si esercita a discapito di qualcuno  e di qualcosa e depaupera risorse materiali che sono limitate.

Quando Russell parla di modificare i desideri non intende castrare le ambizioni umane alla felicità, ma intende commisurare mezzi idonei a desideri leciti e socialmente sostenibili.

La libertà come assenza di limitazioni è la libertà del volere che è possibile solo per un tiranno. Dunque la libertà del volere che si rivolge alla materialità è perlopiù dominata da quello che abbiamo più sopra definito principio del piacere egoistico. Ma c'è un altro tipo di libertà che è compatibile con un principio di Eguaglianza Sociale che è la libertà del pensiero e dello spirito. Tale libertà deve essere garantita a tutti come diritto acquisito con la nascita, il diritto di ambire alla felicità, all'emancipazione dal dolore e dalla sofferenza.

Gli ostacoli al raggiungimento di questa meta sono sia ideologici sia materiali. Lo vediamo chiaramente se analizziamo i desideri umani.

Per  variabili che siano i desideri umani, afferma Russell, ci sono dei bisogni che possiamo considerare universali che sono: nutrirsi avere cure mediche, avere una casa, fare l'amore, avere dei figli, avere un educazione. Nessuno è libero se viene privato del minimo necessario. Questo "minimo essenziale di libertà"(ibidem pag213) dovrebbe prevalere su qualsiasi altra pretesa, perché è necessario per la conservazione biologica, cioè per lasciare discendenti. Ciò che va al di là di queste necessità può dirsi, secondo le circostanze, comodità e lusso.

"privare un uomo del necessario è un fatto che limita la libertà individuale più che se gli si impedisse di accumulare il superfluo"

(idem pag 214)

Anche Sarkar afferma che  una teoria socio-economica corretta debba  garantire a tutti gli individui di poter soddisfare le minime necessità della vita. Cibo, vestiario, casa, educazione e cura della salute sono per ognuno necessari ed è una responsabilità della collettività che vengano garantiti in una polita economica.

Ecco dunque dov'è che una ideologia che anela alla libertà tocca questioni pratiche come la garanzia delle minime necessità per ognuno. "Utopia", grideranno i più. Forse dalle parole d'un economista quale il premio Nobel Amartya Sen possiamo acquisire una maggior fiducia verso questi ideali.

27-08-2006 Lorenzo Vecchi

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