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Razionalizzazione del reddito e potere di acquisto
A tutti il diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo

Il Ministro Bersani, nel suo intervento, al convegno dei giovani industriali, ha ribadito un concetto chiave, la ridistribuzione del reddito, come punto del Programma di Governo.

Vi sono situazioni, ha ribadito, in cui persone anziane con situazioni particolari, non arrivano a fine mese. Dall'altra sono cresciute le retribuzioni dei funzionari e dirigenti. L'idea di aumentare le retribuzioni ai funzionari e dirigenti pubblici è in parte venuta dal sindacato che ha voluto equipararli ai dirigenti privati: un aumento di 75 milioni di vecchie lire all'anno.

In parte deriva dall'idea che aumentare lo stipendio, avesse il potere taumaturgico di risolvere tutti i problemi connessi alla gestione dei settori di loro competenza. Si è visto che non è e non è stato così. In effetti sembra più un premio per la sedia che si occupa che per il lavoro effettivo che si fa.

Come ridistribuire il reddito e soprattutto come creare reddito? Possiamo importare modelli economico-produttivi? Quello della Angela Merkel, di Toni Blear o quello americano, che prende le mosse dalla cultura celtica? Credo che i modelli non si possano esportare o importare, per il fatto che dipendono dalla condizione culturale e sociale del momento.

Potrebbe essere adottata invece la filosofia di fondo che li informa e dalla quale hanno tratto origine? La filosofia dalla quale nascono, in generale, è quella della iniziativa privata, della proprietà privata dei mezzi di produzione, un maggiore o minore intervento statale, della libertà di accumulazione, del profitto innanzitutto. Di conseguenza si è generato e cresciuto nel tempo un conflitto perenne tra imprenditori e dipendenti, nel quale sono intervenuti i sindacati e di seguito il governo per assicurare l'equità sociale.

La denuncia della anomalia della condizione del 60% della società impoverita, del progressivo arricchimento di una fascia ristretta di persone, della necessità di maggiore produttività e di salvaguardia dell'economia locale in sfacelo, richiede risposte che prendono le mosse dallo studio della situazione attuale, che veda un nuovo rapporto della popolazione con l'economia. Insomma non modelli importati ma un modello nuovo tutto italiano che nasce dalle ceneri di questo paradigma che sta diventando obsoleto.

I criteri di un possibile sistema alternativo di rapporto produttivo, sono già stati sperimentati con successo nelle cooperative Mondragon (oggi raccolte in una multinazionale MCC) dei paesi Baschi. 70.000 persone lavorano in 160 cooperative. Queste cooperative sono state definite, da diversi autori, più produttive ed efficienti delle aziende capitaliste. Hanno avuto in Europa fino al 1989, il reddito più alto pro-capite, il minor numero di licenziamenti in tempi di recessione. La proprietà è dei soci, una testa un voto, anche se le azioni variano, differenze salariali da 1 a 6, massimo. Il 10% degli utili per scopi sociali. Si afferma nello statuto che il capitale è in funzione del benessere individuale e collettivo, non viceversa. Ma la questione più interessante, in un momento in cui in Italia si dice non ci sono soldi per il welfeare, questa struttura cooperativa ha creato il proprio fondo di assistenza sanitaria e pensionistico per tutta la popolazione, quando il governo spagnolo si era rifiutato di accordare tali servizi.

Oggi esistono un'università, centri di ricerca, banche cooperative, supermercati cooperativi, aziende di robotica, ricambi auto, agricoltura, etc., coop. Una struttura che è stata appoggiata finanziariamente da tutta la popolazione con l'emissione di piccoli prestiti.

Questo ha dimostrato che: con la cooperazione nei settori chiave, dei beni esenziali come (alimentari, vestiario, edilizia, trasporti, comunicazione), si riesce a tenere sotto controllo e ridistribuire in modo razionale il reddito, senza tuttavia inficiare l'efficienza, la produttività e la competitività.

Gli assegni familiari. Per molte famiglie con reddito finoa 20.000 euro, l'assegno mensile per figlio/a sfiora i 25 euro. Il costo di un figlio lo conosciamo tutti; queste cifre disincentivano la procreazione.
Perché tassare un reddito di 20.000 per una famiglia di 4 persone, quando non la stessa non arriva a fine mese? Si dovrebbe effettuare un calcolo: se le entrate del 52% della popolazione con reddito inferiore ai 20.000 euro ad esempio, possono essere spostate in modo progressivo sul 48% della popolazione con reddito superiore. Motivo? C'è bisogno di un reddito minimo che garantisca le minime necessità. Togliere 30.000€ (20%) ad un reddito familiare di 150.000€, non intaccherebbe la possibilità di sopravvivenza della famiglia!

Dovremmo accettare il fatto che non possiamo lasciare al caso la possibilità di sopravvivenza e quindi la capacità di acquisto dei cittadini. E' un diritto la vita e ciò che la rende attuabile.

Quindi sarebbe necessario razionalizzare il reddito, garantendo le minime necessità e istituendo eventualmente un tetto massimo al reddito 'individuale', non societario, oltre il quale vi è spreco, giocando adeguatamente sul livello e il tipo di tassazione.

12-06-2006 Tarcisio Bonotto

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