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Martin O'Connell

DALL'ECOLOGISMO AL NEOUMANESIMO
APRIAMO LA STRADA ALLA COMPASSIONE

L'approccio neoumanista all'ecologia si basa su un fondamentale principio: "il valore esistenziale degli esseri viventi dovrebbe avere precedenza sul valore di utilità". Ciò significa che non bisogna distruggere o annichilire animali o piante, non solo perché può danneggiare l'interesse futuro degli esseri umani, ma soprattutto perché la loro esistenza ha un valore in sé e per sé.

E' sicuramente accettabile che da una parte la sopravvivenza e lo sviluppo umano richiedano l'utilizzo di animali e piante, ma questo va fatto proteggendo il loro valore esistenziale. In particolare la sopravvivenza umana dovrebbe essere legata alla coesistenza con l'ambiente animale e vegetale e pertanto gli esseri viventi da cui si dovrebbe trarre alimento dovrebbero essere quelli meno sviluppati e più vicini alle forme vegetali. Gli animali sono, invece, forme viventi biologicamente più complesse e sviluppate e che nel loro percorso evolutivo hanno visto modifiche importanti che ne hanno migliorato la capacità di apprendimento e di sviluppo anche intellettivo. E' per tale ragione che si dovrebbe disincentivare l'alimentazione basata sugli animali.

I movimenti ecologisti negli ultimi decenni hanno creato una consapevolezza senza precedenti storici riguardo alle problematiche ambientali. Le nostre lotte hanno permesso in molti paesi del mondo di far emergere i problemi dell'inquinamento, della tutela delle specie in estinzione, sia nel mondo animale, che in quello vegetale. Ha soprattutto posto l'attenzione sull'emergenza dell'equilibrio ecologico per il futuro del pianeta. Ma quest'approccio oggi sta mostrando i suoi limiti.

Spesso conosco ecologisti che si battono per la tutela dell'ambiente, ma dopo a cena si cibano degli stessi animali che di giorno hanno difeso. E' l'effetto di un particolare tipo di sfruttamento psicoeconomico. E' come se un sindacalista che difende i diritti dei lavoratori, sfrutti i propri figli avviandoli in età minorile al lavoro o costringendoli al lavoro nero.

Ad esempio, un ottimo sistema per ampliare i diritti degli esseri viventi non umani, starebbe nel diffondere i benefici che derivano da un'alimentazione non violenta e che prevede il non mangiare carne. Infatti, nell'etichettatura degli alimenti di origine animale si evideniziano tutte le informazioni relative agli ingredienti, eventuale origine e rintracciabilità che garantiscono la sicurezza del consumatore, ma non si ricorda che in quel alimento c'è anche il dolore silente di un animale al quale gli è stato tolto il dono più prezioso: la vita!. Se non si vuole vietarne l'uccisione e la commercializzazione, occorrerebbe almeno adottare la stessa normativa usata per far conoscere, per esempio, a chi fuma i rischi delle sigarette. Inserendo la famosa frase "il fumo uccide", si è cercato di accrescere la consapevolezza dei fumatori circa i rischi legati all'esposizione ai pericolosi inquinanti contenuti nel tabacco delle sigarette.

Allo stesso modo, quindi, occorrerebbe aggiungere sulle etichette "questo animale ha sofferto prima di morire". Questo genere di avvertenza, non decrementerebbe immediatamente il consumo di carne, ma accrescerebbe la coscienza collettiva sul valore esistenziale di tutti gli esseri viventi, rendendo liberi, coloro che intendono comunque cibarsi di animali morti, in una scelta piena e consapevole. Molte persone che mangiano carne dicono che non mangerebbero più carne se entrassero in un mattatoio. Poi comunque, perché le spalliere dei supermercati sono invitanti e accoglienti, il pensiero si dissolve e si acquista e si mangia carne, con tranquillità.

Questo tipo di approccio va contro la politica di chiarezza e trasparenza verso i consumatori, che se da un lato vengono tutelati sotto ogni profilo di igiene e sicurezza alimentare (noi nella Comunità Europea siano i primi al mondo), allo stesso tempo non si agevola una adeguata consapevolezza dal punto di vista della conoscenza alla compassione. E' una forma chiara di abuso psicologico ed anche economico che si permette di praticare affinché, al momento dell'acquisto di un prodotto animale, non si ricordi al consumatore quel famoso grido di dolore che sta dietro a quello che un tempo era un vivente ed oggi è un prodotto trasformato.

27-05-2006 Massimo Capriuolo


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