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Il Movimento per la Democrazia Economica è associazione!
Il significato del II° congresso di MDE

Il secondo Congresso Nazionale del Movimento per la Democrazia Economica viene fatto, non a caso, dopo una campagna elettorale esasperata nei toni e povera , poverissima di contenuti reali. Abbiamo riscoperto che l'Italia è ancora spaccata in due e che tale spaccatura corrisponde a due vecchi modi di pensare che ormai si alternano da anni in questo paese ma che fino ad ora non hanno prodotto quel cambiamento, quella rinascita sociale ed economica che gli italiani sognano da tempo. Ha vinto di misura il centro sinistra che ha messo momentaneamente da parte quel disgraziato fenomeno che come un incubo ha terrorizzato per cinque anni l'Italia: "il berlusconismo" non una persona ma un modo di fare che ha contribuito alla disgregazione morale del paese alimentando l'illusione collettiva che: "Tutti possiamo essere ricchi come "LUI" basta essere disonesti ed arroganti."

Diciamo apertamente che l'idea di dare una struttura politico organizzativa a questo movimento è sorta in questo momento proprio dopo aver costatato la debolezza delle proposte della coalizione che si accinge a governare il paese, il centro sinistra. Questo fatto ci ha dato la certezza dell'estrema necessità di promuovere nuove proposte partecipative in ambito politico ed economico.  Se il prossimo esecutivo non riuscirà nell'intento di invertire, tramite l'azione di governo, la spirale di graduale disgregazione economica e sociale in cui l'Italia sta sprofondando, è di vitale importanza la costruzione di un movimento alternativo in grado di garantire una svolta a questo paese.

Non è per mania di "grandeur" che affermiamo ciò ma dopo aver fatto un'attenta analisi dell'attuale situazione e dei possibili quanto probabili scenari futuri. Se il centro sinistra fallisce nel suo intento, l'unica possibilità per i vecchi regimi attualmente in campo, sarà un "Grande Inciucio" alla tedesca in difesa dei valori neo liberisti che larga parte dei due schieramenti hanno già sposato da tempo. Non sarà però un'alternativa al superamento dei problemi strutturali che l'Italia si trascina da anni ma l'apice della crisi; e questa è un'altra certezza. Questo quadro a tinte fosche non è irrealistico se lo poniamo in un contesto internazionale alquanto instabile e privo di veri equilibri.

La debolezza delle proposte degli schieramenti in campo è da ricercare soprattutto nella non individuazione della causa che provoca e mantiene così alta la crisi. Come si fa a dare una cura se non si è individuato il cancro il male che deteriora la società, le istituzioni,l'economia? Noi abbiamo sempre sostenuto che la causa primaria della crisi è l'alta concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi super ricchi che controllano con il loro potere economico tutti i punti cardine della società. La politica dell'alternanza non ha prodotto nulla per il semplice fatto che tutti hanno continuato a perseguire politiche economiche e sociali basate sull'aiuto e la salvaguardia della centralità sociale delle grandi corporazioni industriali e finanziarie italiane e straniere. Le privatizzazioni, le cartolarizzazioni, le flessibilità del mercato del lavoro, lo smantellamento dello stato sociale, le aperture ai mercati con la firma sui trattati WTO e UE, perfino l'adesione alla moneta unica, l'EURO hanno favorito a senso unico la supremazia sociale ed economica sul nostro territorio dei gruppi multinazionali. Ma, nonostante i ricavi record che queste politiche hanno fatto affluire nelle casse di questi grandi gruppi la crisi permane grave come un macigno sulla testa della maggior parte degli italiani.
Larga parte dei due schieramenti continua a perseguire il dogma che se lo stato tramite le leggi o l'erogazione diretta di fondi aiuta la crescita di questi grandi gruppi, di conseguenza si creerà occupazione e benessere per tutti. Questa idiozia è smentita da decenni di storia economica del nostro paese in cui il potere d'acquisto della maggior parte della popolazione è diminuito drasticamente portando con sé: aumento della povertà,aumento della disgregazione e del disagio sociale, aumento della criminalità organizzata e della micro criminalità, e soprattutto diminuzione degli spazi di democrazia reale.

La cura che noi proponiamo per i mali che oggi affliggono l'Italia è semplice ed inequivocabile: se il male è la concentrazione della ricchezza l'antidoto non può essere che la distribuzione della ricchezza e la decentralizzazione del potere economico. Noi invochiamo una maggior partecipazione democratica in ambito sociale ed economico e ciò potrà avvenire solo con la realizzazione della democrazia economica.

Le riforme in grado di far cambiare rotta al nostro paese, va detto chiaro, debbono essere in funzione del cambiamento strutturale delle leggi che regolano il mercato ed il funzionamento della società. Se come abbiamo già detto i poteri di pochi super ricchi condizionano, anzi determinano il funzionamento del sistema, l'unico obbiettivo realisticamente possibile è la rifondazione del sistema stesso.  Molti ci hanno detto che perseguire questo obbiettivo è un'utopia e molti ci dicono ancora oggi che il sistema è troppo forte ed arroccato su se stesso per poter cedere a proposte democratiche così radicali. La prima risposta data è che chi realmente crede nei processi democratici non può porre dei limiti alle libertà civili soprattutto alla luce  della profonda crisi dei sistemi di democrazia rappresentativa sempre più lontani dai bisogni dei cittadini e sempre più collisi con i poteri economici forti. Non stiamo parlando solo del fenomeno Berlusconi o di Tangentopoli, o della collusione tra politica e interessi mafiosi ma gli ultimi scandali finanziari hanno palesemente dimostrato che dietro ai politici ci sono anche i furbetti del quartiere di turno, finanzieri vecchi e nuovi, nonché la finanza rossa delle Coop. Il bisogno di nuove forme di democrazia partecipativa e diretta è un necessità a cui nessun vero democratico ormai si può sottrarre e il Movimento per la Democrazia Economica si muove verso questo obbiettivo.

La seconda risposta data ci viene insegnata dalla storia. Nel 1988 ad un anno dalla caduta del muro di Berlino nessuno pensava che il comunismo sovietico ed i suoi paesi satelliti sarebbero potuti crollare verticalmente. Erano in pochi quelli in grado di vedere dall'interno la disgregazione del sistema il quale era ben coperto da una cortina propagandistica che gettava fumo sugli occhi del mondo intero.

La stessa situazione, con modalità e tempi diversi. l'abbiamo oggi in occidente, la propaganda è sostituita dai media che vendono sogni di benessere e ricchezza per tutti mentre la maggior parte della popolazione a stento riesce a finire il mese. Un occidente che fatica a riconoscere la decadenza del suo paese guida in preda ad una crisi irreversibile, gli Stati Uniti d'America che stanno perdendo progressivamente la loro leadership mondiale. Neanche l'ultima mossa disperata della "Seconda Guerra del Petrolio"  con cui hanno cercato di mantenere di forza il controllo sulle fonti energetiche,fondamentali per lo sviluppo del loro modello economico, ha messo freno al vortice di depressione economica e morale in cui stanno sprofondando.

L'Italia e la Vecchia Europa orfane ormai di un modello preso a prestito, meditano confusamente sugli scenari futuri mentre altri paesi aspirano al ruolo di super potenza mondiale come la Cina paese inquietante con le ali del capitalismo di mercato ed il corpo da regime comunista, un pericolo più che un'alternativa. Mentre la storia ci dice che è tempo di cambiamenti, i nostri opinionisti non trovano di meglio che portarci a modello i progressi economici della Cina o del Vietnam, nuovi campioni della globalizzazione ma anche una delle concause del nostro declino produttivo. Sembra che a nessuno interessi realmente quali passi l'Italia debba fare per ritrovare la sua identità ed il suo ruolo nel mondo.

Abbiamo già detto della mancanza di spazi di democrazia partecipata nel nostro paese e dell'influenza dei super ricchi ma ci piace aggiungere che l'altro nemico consolidato di queste libertà sono i partiti completamente asserviti al potere economico e che difendono la loro supremazia politica arroccati sopra a leggi elettorali che impediscono la vera partecipazione popolare. Ci riferiamo alla negazione da parte dei partiti della riforma di strumenti come i referendum incominciando dall'abbassamento sensibile del quorum e all'allargamento da solo abrogativo ad anche propositivo, deliberativo e confermativo. Gli spazi di libertà reale di questo paese passano anche da una maggior democratizzazione dei partiti stessi che devono dal loro interno istituire maggiori forme di democrazia diretta.

La presentazione dello statuto costitutivo che alla fine di questo congresso andremo a votare è un nostro primo contributo a questo rinnovamento partecipativo.

La nostra proposta di cambiamento non si arena solo sulla trasformazione oggettiva della struttura del sistema, come Movimento per la Democrazia Economica bisogna essere consapevoli che nessuna trasformazione è possibile senza un radicale rinnovamento del modo di pensare degli Italiani. Dal dopo guerra in poi abbiamo assistito allo scontro delle due anime sociali del nostro pensiero politico e culturale espressi oggi dal centro destra e dal centro sinistra, sicuramente una coda delle vecchie ideologie sorte nell'ottocento e condizionate, seppur in maniera diversa dalla lunga mano della chiesa cattolica.

Questo fenomeno è la causa dello scontro che divide l'Italia in due e noi ci chiediamo come è possibile che un popolo abbia due anime  o più anime: come si possono fare gli interessi di un popolo se ogni schieramento fa gli interessi propri?  Perfino il neo Presidente della repubblica Giorgio Napolitano nel suo primo discorso agli italiani ha parlato di UNITA' NAZIONALE e prima di lui molti Padri della prima e della seconda repubblica l'hanno messa come priorità assoluta ma questa necessità non sarà realizzata finchè esisterà questa dualità politico culturale. Né centro destra né centro sinistra e neppure nord e sud sia ben chiaro a tutti: Tale idea considerata da alcuni partiti un'alternativa ai mali che corrodono il paese è un cancro ben più pericoloso da cui bisogna difendersi senza esitare condannando a priori questo tentativo di estinguere il sentimento di identità nazionale che questa penisola a costruito con duemila e più anni di storia e di cultura italiana.

Il progetto di MDE va sostenuto quindi da una rivoluzione culturale che si prefigge di superare il dualismo di pensiero con la ricerca di quella identità nazionale fatta di tolleranza, del riconoscimento delle diversità, dei sentimenti profondi come la solidarietà, l'amicizia, il riconoscere la comunità dove si vive come una grande famiglia, i sentimenti umani e neo umanisti che molte associazioni umanitarie ed ambientaliste hanno contribuito a sviluppare, il preferire gli interessi comuni all'estremo arricchimento, considerare risorse sociali non solo il denaro ma anche il benessere mentale e spirituale in tutte le sue forme ecc. Sappiamo che in questo cammino di rinascimento culturale e spirituale non siamo soli ma ci sono migliaia di piccole associazioni locali o altre come noi che operano a livello nazionale e che si sono incamminate sulla nostra stessa strada e questo ci testimonia che le scelte che abbiamo fatto e che stiamo facendo sono verso quel cambiamento quel rinascimento delle coscienze che il popolo italiano auspica al di fuori dei partiti al di fuori della destra e della sinistra, al di fuori dell'oppressione della classe dei super ricchi.

22-05-2006 Dante Nicola Faraoni


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