Un Mondo Possibile

Un Mondo Possibile

Politica, Economia, Cultura e Democrazia Economica
Movimento per la Democrazia Economica
ultime ricerche
solidarieta etimol...
maestro meneghello
politica energetica
... altre ricerche ...
Home > Economia > AUMENTARE LA PRODUTTIVITÀ NON È SUFFICIENTE
RSS Atom stampa
Home
Eventi
Treviso
Massima Utilizzazione
Ecologia
Politica
Economia
Cucina non violenta
Cultura
Editoriali
Libri
Lettere
Approfondimenti
Gas MDE
Cambiamenti climatici
Mailing list
Link
Download
Contatti
Indice per titolo
Indice per data
Indice per autore

Eventi
<< Gennaio 2017 >>
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031 
AUMENTARE LA PRODUTTIVITÀ NON È SUFFICIENTE
Sistema di tassazione e autosufficienza produttiva

L'assioma che i ricchi siano il motore dell'economia, per la capacità di investimento che hanno, andrebbe in parte rivisto.
Infatti come molti osservatori hanno sottolineato, (incluso Ravi Batra nel suo 'Il mito del profitto'), i ricchi e super ricchi tendono, in una situazione di ristagno economico, a non investire, ad aumentare l'accumulazione di ricchezza, a speculare in borsa, ad acquistare beni di lusso, etc. Una situazione economica di stagnazione, in effetti, non è molto congeniale per i propri investimenti.

Nella presente situazione vi è ristagno dei consumi e della produzione. Non solo vi è una maggiore pressione sull'economia locale per le libere importazioni, a basso prezzo, dai paesi in via di sviluppo e la delocalizzazone delle aziende all'estero, che congiuntamente, aumentano la disoccupazione in tutta la penisola.

La Dott.ssa Padova Schioppa, nella sua analisi, vede nella mancanza di 'produttività' delle aziende il problema più grosso. In effetti è un problema, ma anche la produttività più elevata possibile, per il sistema italiano, non andrebbe a risolvere i problemi creati dai prodotti di importazione, che hanno un prezzo di vendita 4-5 volte inferiore dei prodotti locali.

Il problema non dovrebbe essere la produttività e cioè la capacità produttiva individuale. La competizione internazionale per l'apertura, senza limiti, ai mercati esteri ha fatto insorgere diversi problemi tra i quali:
* iniqua competizione. Molti paesi il cui livello di vita è diverso dal nostro (50 € contro i 1000€ mensili) e dove le aziende non rispettano norme per la sicurezza e ambientali hanno certamente costi di produzione e prezzi inferiori, ma non è corretto che mettano a repentaglio la struttura socio-economica locale.
* delocalizzazione delle aziende: questa produce disoccupazione locale; le produzioni vanno all'estero e i prodotti finiti ritornano in Italia.

In questa fase le ricette possono essere diverse, ma alcuni punti dovrebbero essere sottolineati:

a. Innalzamento dei dazi doganali per difendere i prodotti locali
Presa in esame l'analisi della Dott.ssa Padova Schioppa, dovremmo in qualche maniera difendere il mercato interno alzando i dazi di importazione per molti prodotti esteri che altrimenti rovinerebbero il mercato locale. Ad esempio importiamo pomodori (25%) addirittura dalla Cina, latte dai paesi dell'Est (25%), e le produzioni locali vengono dismesse, non parliamo degli altri prodotti tecnologici, tessili, meccanici.
E' necessario, per favorire l'occupazione locale, produrre tutto il necessario in loco, aumentando l'occupazione e la produzione, di conseguenza per la maggiore efficenza potrebbe aumentare anche la produttività, ma quello della produttività non è il problema fondamentale.
Questa visione produttiva viene definita dall'MDE autosufficienza locale. Il che comporta meno prodotti importati, più prodotti locali.

b. Detassare i redditi più bassi, per garantire le minime necessità a tutti.
La seconda necessità è la produzione a fronte di una 'domanda' di beni effettiva.
Quando questa domanda potrà essere aumentata?
Normalmente quando si aumenta il potere di acquisto della popolazione. Questa azione dovrebbe iniziare dai redditi più bassi.
Secondo l'Istituto di Ricerca PROUT, si ipotizza la detassazione dei redditi fino a 25.000€ per la famiglia media di 4 persone, 23% e 33% per i redditi medio-alti e 45% e oltre per i redditi alti.
Le tasse non raccolte nella fascia fino ai 25.000€ dovrebbero essere accollate ai redditi alti in ragione del 12-15% in più (circa 2 milioni di cittadini).

Perchè iniziare dai redditi più bassi? I redditi alti non incentivano i consumi. Chi ha già 10 paia di scarpe, se anche avesse più soldi non ne comprerebbe altre. Chi ha un solo paio di scarpe se messo nelle condizioni di poterle comperare acquisterebbe il secondo, terzo paio.

Allo stesso tempo, poichè il nostro modello produttivo è in crisi, potrebbe essere necessario incentivare la democrazia economia, (partecipazione dei lavoratori in forma cooperativa alla gestione aziendale - Vedi Cirio già in forma cooperativa - Parmalat e Fiat potrebbero bene seguirne l'esempio), per una razionale distribuzione dei redditi e diminuire la concentrazione di ricchezza in mano a pochi. I miliardari in vecchie lire sono oggi 180.000 e sono aumentati rispetto al 2000. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato anche in Italia. Sono circa 6 milioni le famiglie povere (fonte: Caritas).

La massiccia concentrazione della ricchezza in mano a pochi è foriera di stagnazione, e depressione economica, un flagello che nel 1929 portò a delle conseguenze disastrose per gli USA. Oggi questo timore potrebbe diventare globale. La concentrazione della ricchezza, in mano a poche persone, disincentiva gli investimenti, diminuisce la circolazione del denaro e come si sa, il vero valore del denaro sta nella sua mobilità, non nel suo accumulo.

L'ipotesi del Governo di abbassare le tasse ai ricchi (dal 45% al 39% con un 3% una-tantum) per incentivare gli investimenti, fa sorgere molti interrogativi e fa leva sul buon sentimento e resposabilità sociale dei ricchi, utile forse 200 anni fa, per creare occupazione.

Ma un imprenditore perchè dovrebbe investire quando non è certo, in una situazione di congiuntura economica, di un ritorno adeguato del suo investimento? Preferisce senz'altro investire in speculazione di borsa, investire all'estero, attorniarsi di beni di lusso, spenderli per suoi piaceri personali.

Dall'altra non crediamo che le politiche del WTO che governano ormai i rapporti economici internazionali, con i trattati GATT, TRIM, TRIP, siano state redatte con l'intento di far crescere ogni singolo paese, ma per favorire le forti lobby multinazionali.

11-11-2004 Tarcisio Bonotto


Iscriviti alla Mailing List


annunci pubblicitari





Edicola.org