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PERCHE' AVVENGONO LE RIVOLUZIONI
"L'effetto vela" nel sistema capitalistico

Questo articolo prende spunto dall'analisi di due Rivoluzioni storiche, la francese e l'americana, approfondendone alcuni aspetti salienti e le differenze che le hanno caratterizzate, per comprendere meglio, alla luce della Teoria dei cicli sociali di Sarkar, le modalità evolutive del ciclo sociale contemporaneo sotto la guida della classe acquisitrice.
L'attento studio della Storia è cosa di grande valore, in quanto educa e prepara sui modi per affrontare i problemi odierni e capire a prevenire i problemi futuri. Non che la storia ripeta semplicemente sé stessa o si ripeta con alcune varianti, ma le quattro attitudini mentali presenti in psicologia (lavoratrice, marziale, intellettuale ed acquisitrice) si manifestano anche nell'ambito delle dinamiche sociali, sia di breve che di lunga durata (per maggiori approfondimenti sulla Teoria delle classi sociali, fare riferimento alla Teoria di Sarkar sulle classi sociali).
Due secoli fa, la Rivoluzione francese dell'Assemblea Nazionale proclamava la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino. Duecento anni fa, George Washington viene insediato come primo presidente degli Stati Uniti.
La Rivoluzione in Francia e la Rivoluzione nel Nord America britannico hanno prodotto notevoli conseguenze differenti, entrambe durante l'ultimo decennio del XVIII secolo e ancora dopo. A cominciare dal 1789, sia la Francia che gli Stati Uniti hanno portato avanti due rivoluzioni diverse: la Francia ha propagato le "idee rivoluzionarie" verso i Paesi coloniali, mentre gli Stati Uniti hanno disseminato per il mondo i "valori conservatori" delle proprie idee.
La Rivoluzione americana nasce per cause strettamente connesse con l'esperienza coloniale e con la Costituzione inglese. La Rivoluzione francese ha rappresentato un avvenimento molto differente, come quella russa che la seguì. Queste ultime due sono state rivoluzioni ideologiche.
La rivoluzione francese aveva come obiettivi un panorama vasto di traguardi e fu indetta dalla classe intellettuale scontenta dell'élite aristocratica dominante del tempo, che simboleggiava il periodo di decadenza della classe marziale alla guida del ciclo sociale. Invece, la rivoluzione del Nord America rappresentava l'espressione difensiva del malcontento della classe emergente acquisitrice, rappresentata dai ceti medi e mercantili coloniali, verso il protezionismo inglese ed avente quale obiettivo unico maggiori libertà di commercio e di proprietà privata. L'affermarsi di una nuova classe acquisitrice nel nord America può essere vista come il manifestarsi, in quei tempi, delle capacità di propagarsi delle attitudini di una psicologia sociale, quale era appunto quello acquisitrice.
La popolazione americana era insorta per la difesa dei loro diritti fondamentali; le loro richieste e le loro attese erano riformiste e fondate su una percezione della natura umana basata principalmente sui diritti privati e le libertà individuali; le loro costituzioni erano conservatrici. Invece, i fini dei rivoluzionari francesi erano molto più ampi, troncavano con il passato, sfidavano le leggi della storia.
La psicologia acquisitrice che guidava gli americani era basata sulla prudenza e la consuetudine, mentre era l'idealismo che ha guidato i movimenti della classe intellettuale in Francia. I rivoluzionari americani avevano scelto il diritto alla sicurezza economica personale, mentre i francesi il diritto al cambiamento.
All'inizio della Rivoluzione in Francia, il basso clero o una gran parte di esso, in quanto facente parte della classe degli intellettuali, era favorevole a radicali mutamenti sia nello Stato che nella Chiesa. L'Assemblea Nazionale procedé alla confisca dei terreni ecclesiastici e alla promulgazione della Costituzione Civile del clero, favorevolmente accolta da sacerdoti e da molti vescovi. Ma giunse presto il tempo in cui gli stessi sacerdoti vennero imprigionati e assassinati: alla distruzione della Monarchia fece seguito anche la distruzione della Chiesa.
In America, con la Dichiarazione d'Indipendenza, il primo emendamento della Costituzione proibì di interferire con il libero esercizio della religione, così la supremazia del libero scambio poté trovare anche nel clero un forte sostegno ideale. Ed ancora oggi tale consenso trova uno stretto legame.
La psicologia della classe intellettuale alla guida della rivoluzione francese è orientata a spazzare via tutto ciò che dà di antico e conservatore, mentre la psicologia della classe acquisitrice, che cerca di stabilizzare i propri interessi e diritti di libertà e proprietà nel Nord America, è indirizzata alla conservazione delle tradizioni, costumi e valori propri dell'Inghilterra. Gli uomini che fecero la Rivoluzione americana non erano rivoluzionari di tipo trascendente: avanzavano richieste pratiche e cercavano soluzioni pratiche.
In tale ottica, i patrioti americani non si avvicinano alla figura degli innovatori rivoluzionari, com'è stato per i francesi, ma piuttosto ai conservatori, che si ribellarono al dominio inglese sulle colonie. La filosofia di fondo della nuova classe emergente acquisitrice americana era che la Costituzione britannica fosse la migliore di tutte le forme di governo.
Le cause delle rivoluzioni che nel 1848, dalla Francia si propagarono nelle principali capitali  d'Europa, vanno ricercate nelle contraddizioni economico-sociali che scoppiarono prima che altrove in Francia, dove si registrarono due cattivi raccolti ed una crisi generale dell'industria e del commercio che provocarono fame e disoccupazione.
Il regno di Luigi Filippo si era basato su un precario equilibrio tra la predominanza delle vecchie classi aristocratiche ed inoltre con l'aggiunta dei finanzieri e della borghesia industriale. Questo equilibrio si mantenne finché durò la prosperità economica. Con la crisi tale connubio tra aristocrazia  dominante e classi acquisitrici non fu più efficace, mentre si andava diffondendo il consenso attorno al ceto intellettuale con le proposte liberali di allargamento del suffragio.
La repressione scatenata dal governo contro una manifestazione liberale fece esplodere la situazione: era la rivoluzione. Il re venne cacciato e si formò un governo provvisorio nel quale la presenza di una forte componente intellettuale socialista determinò la formazione di un programma molto avanzato sul piano sociale, che farebbe tremare, per alcuni punti, i governi neo-liberali attuali: introduzione del suffragio universale maschile; eliminazione  della pena di morte per reati politici; abolizione della schiavitù delle colonie; riduzione in 10 ore la giornata lavorativa; garanzia del diritto al lavoro con l'istituzione delle fabbriche cooperative di proprietà dello Stato.
La rivoluzione parigina del 23 febbraio 1848 fu possibile grazie all'alleanza tra classe intellettuale e classe lavoratrice, alleanza destinata a durare poco dal momento che la borghesia acquisitrice era intenzionata a sopraffare le richieste avanzate, a sedare l'anarchia che si era creata ed a conquistare il potere economico e politico del Paese.
La rivoluzione dilagò a macchia d'olio nelle capitali europee: Vienna, Budapest, Praga, Berlino, Venezia, Milano; ovunque furono rovesciati i governi e costituiti i governi provvisori, nell'intento di promulgare una Costituzione per ridefinire l'assetto del sistema politico. Rapidamente però i contrasti tra moderati e radicali e l'esplodere di complesse questioni nazionali che si inserirono nel conflitto tra monarchia assoluta ed istanze liberali, non resero possibili gli equilibri politici auspicati durante la rivoluzione; così i sovrani e le vecchie classi dirigenti poterono riprendere il controllo della situazione, con la novità dell'avvenuto avanzamento nel ciclo sociale della classe acquisitrice.
Un insieme cospicuo della popolazione, sia americana che europea, dall'inizio della Repubblica americana, ha inteso immaginare che tutte le rivoluzioni del mondo siano in qualche modo emulatrici della Guerra d'Indipendenza americana e, pertanto, debbano condurre a istituzioni democratiche simili: supremazia della libertà individuale, diritto di proprietà prevalente sul benessere collettivo, rappresentatività dei partiti e delle lobby economiche e loro influenza sulla vita sociale e culturale.
Gli ideologi rivoluzionari di molti paesi hanno "giocato" con questa ingenuità con discreto successo, da Cuba a Saigon. Questa diffusa confusione intorno al termine "rivoluzione" ha portato soltanto al sentimentalismo in politica nel modo di giudicare i movimenti marxisti, nazionalisti, fino per terminare con gli ideali del pan-islamismo.
Occorrerebbe creare uno spartiacque tra le utopie che porterebbero maggior progresso e benessere alla popolazione ed utopie che invece farebbero indietreggiare la civiltà umana. Una rivoluzione, intesa quale fenomeno che attraversa la vita di una regione geografica ben determinata, rappresenta un evento specifico delle cause che l'hanno prodotta e molto spesso il tentativo di esportarla in realtà sociali diverse ha prodotto fallimenti e sconvolgimenti fatali.
Il fondamentale bisogno della nostra epoca è quello di allontanare le "tante false rivoluzioni" e di non moltiplicarle. Le cosiddette rivoluzioni contemporanee hanno ridotto metà del mondo alla schiavitù del corpo e della mente, nonché all'estrema povertà: negli ex-paesi sovietici, in Etiopia e nello Zaire, in Cambogia e a Timor, in Iraq ed nei Paesi islamici ed ancora in tanti altri paesi. L'esempio ultimo del fanatismo islamico costituisce un emblema della violenza applicata ad un'ideologia distruttiva priva di giustizia umana, bensì connessa ad una sfera metafisica ed ingiudicabile della medesima giustizia.
Così come è avvenuta la Rivoluzione americana, anche la Rivoluzione industriale ha avuto conseguenze fortunate ed almeno nella sua fase ascendente, sotto il profilo dell'accettazione graduale delle masse, in quanto alla base della psicologia dominante abbiamo avuto la classe acquisitrice, attenta conservatrice delle ricchezze e della stabilità sociale e poco incline ai mutamenti radicali e violenti con il passato. Allo stadio attuale, tale stessa rivoluzione ha introdotto una serie di contraddizioni interne al proprio sistema che vanno oltre le promesse iniziali di libertà, ricchezza e lavoro per tutti.
Lo sfruttamento illimitato delle risorse naturali, l'inquinamento, la disoccupazione crescente, la concentrazione di ricchezza in poche mani, il malcontento della popolazione lavorativa, la povertà nel mondo, rappresentano le conseguenze di una politica guidata dalla classe acquisitrice che vede nelle ragioni e nello spirito della guerra d'indipendenza americana un riferimento assoluto, perpetuo ed inesauribile. Nonostante gli altri effetti positivi, le contraddizioni degli esiti negativi per l'umanità, che la prima rivoluzione industriale e liberale hanno prodotto, sono paragonabili ad una sorta di "effetto vela", in cui la sempre maggiore distanza umana e sociale tra ricchi e poveri, nonostante le elargizioni delle tante Organizzazioni mondiali e Fondazioni di beneficenza e filantropiche di proprietà dei magnati della finanza, genera una forza che conferisce un moto proprio ed alternativo alla velocità delle società capitalistiche.
La presenza delle contraddizioni degli effetti negativi prodotti dal sistema sociale ed economico capitalista, sotto gli occhi di tutti noi, porta ad un ulteriore rafforzamento degli ideali del pensiero neo-liberale ed ad un rafforzamento delle ragioni degli acquisitori, che dovrebbero servire a risolvere i problemi provocati dalle loro stesse azioni. Maggiore è lo sfruttamento prodotto nelle società capitaliste, maggiore è il rafforzamento prodotto dello stesso sistema sociale che cercherebbe di eliminare gli effetti negativi delle loro politiche.
Tale "effetto vela" è la forza che permette al sistema capitalistico di avanzare con un moto non proprio, bensì con una forza che gli viene conferita non dal consenso sociale, ma dallo sforzo, congiunto tra sostenitori e oppositori, di eliminare gli effetti negativi creati.
Sono le contraddizioni prodotte dalle premesse sbagliate del sistema che inducono l'effetto vela e che ne permettono un avanzamento ulteriore. Se si riuscisse a ridurre tali effetti negativi del sistema capitalistico, probabilmente non vi sarebbe più ragione di definire il sistema come tale e ciò rappresenterebbe la morte naturale del capitalismo. E', però, insita nella natura del capitalismo la capacità di evolversi e di adattarsi alle diverse condizioni ambientali.
Il paragone della rivoluzione americana con la rivoluzione francese ci fa capire come la prima avanzava richieste pratiche e cercava soluzioni pratiche e tangibili, mentre la seconda rompeva con il passato, sfidava le leggi della storia e non accettava accordi. L'energia della rivoluzione francese si è spenta poco dopo, mentre la forza della classe acquisitrice, che oggi vede proprio nel nord America la sede della più importante classe sociale acquisitrice alla guida del ciclo sociale mondiale, si afferma e imperversa nel pianeta. Se lo spirito del capitalismo contemporaneo discendesse dagli ideali francesi, probabilmente oggi non sarebbe più esistito ed avrebbe già lasciato il posto ad altri sistemi e cicli sociali.


Ad esempi attuali dell'effetto vela possiamo prendere alcune formazioni create nel XX° secolo a sicurezza della pace e della prevenzione dalla fame nel mondo. E' il caso della F.a.o. che si occupa di prevenire la povertà nei paesi poveri del mondo, ma che di fatto, con tutti gli sforzi prodigati, non si riesce a debellare. Da una parte il sistema economico mondiale complessivo lavora per sfruttare e defraudare di risorse i paesi poveri, brevettando addirittura le sementi che servirebbero a sfamare in autonomia le genti, da un'altra parte si lavora per cercare di ridurre tali effetti negativi che si creano dalle politiche di concentrazione delle ricchezze, abbattendo le barriere doganali alle esportazioni dai paesi poveri. Da una parte i paesi economicamente sviluppati innescano guerre per tutelare i propri interessi economici, dall'altra si inviano truppe militari e si accettano le O.n.g. per ripristinare la concordia e l'assistenza alle popolazioni sofferenti delle guerre. Da un lato la globalizzazione sta portando tutte le economie ad accelerare su scala mondiale la forza di produzione, mettendo nelle condizioni le economie più povere a incentivare ogni tipo di lavoro, anche se per mano di bambini. Dall'altro lato, a mo' di correttivo, ad ogni ricorrenza, le organizzazioni mondali celebrano per l'adolescenza l'anno dedicato ai bambini lavoratori, approvando normative nazionali severe contro il lavoro minorile, ma dimenticando le stesse cause che provocano tale fenomeno nei paesi poveri: gli investimenti realizzati da multinazionali straniere.
Il modello economico capitalistico crea modelli di società basate sull'utilità dell'ego e del materialismo, da cui scaturiscono stili comportamentali distorti che inducono alla corruzione, alla concentrazione della ricchezza, all'edonismo, alla criminalità per il raggiungimento veloce del benessere fisico; il sistema legale della società, a correzione delle contraddizioni prodotte dal sistema, cerca di correggere gli errori con il sistema carcerario e da cui derivano altre conseguenze negative che rafforzano il fenomeno dell'effetto vela.
Come neutralizzare allora tale "effetto vela"? Occorre introdurre nuovi ideali ed un nuovo pensiero. Occorre comprendere che il termine "rivoluzione" ha molteplici significati; che non tutte le rivoluzioni sono ampliabili a società diverse da quelle da cui hanno avuto origine; che l'Etica non può essere separata dalla Politica e dall'Economia e che queste ultime non possono essere separate dalla storia, per una sua piena comprensione. La strada verso la libertà individuale, il benessere collettivo, la vita e la ricerca della felicità non può essere identica per le diverse società. E' però possibile individuare un percorso comune di democrazia nella storia umana se la visione d'insieme che riflette la psicologia dominante del ciclo sociale di ogni epoca storica riuscirà a far propri i bisogni inalienabili di garanzia delle minime necessità vitali, delle condizioni del benessere collettivo in accordo alle libertà individuali, del diritto all'espansione della coscienza verso la gioia e la perfezione.

04-10-2004 Massimo Capriuolo


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