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LAVORO MINORILE
Per ricordare Iqbal Masih,il bambino sindacalista

"Sia di fronte a minacce immediate quali la sicurezza sul lavoro, sia per quanto riguarda sfide di lungo termine come la povertà nel mondo, l'OIL (International Labour Organitation) ha dimostrato di essere idonea ed efficace nella sua conoscenza in profondità del funzionamento del mondo", lo ha dichiarato Juan Somavia, direttore generale dell'Ufficio internazionale del Lavoro, a conclusione della novantunesima Conferenza.
I 176 paesi membri dell'Organizzazione hanno raggiunto accordi su alcune questioni legate all'ambiente di lavoro, in particolare con l'adozione di una strategia globale per combattere gli incidenti sul lavoro. Essi hanno gettato le basi per una nuova raccomandazione sulle relazioni di lavoro fittizie, lo sfruttamento dei minori e delle donne sul lavoro, le forme di lavoro sommerso.
Secondo l'OIL sono 2 milioni ogni anno le persone che muoiono da cause legate al lavoro. Vengono inoltre stimati ogni anno in 270 milioni gli incidenti sul lavoro e 160 milioni i casi di malattie professionali.
La strategia globale approvata da governi, imprenditori e lavoratori si basa su due pilastri fondamentali: il primo prevede la diffusione di una "cultura preventiva di sicurezza e di salute" basata sul diritto ad un ambiente di lavoro salubre e sicuro tramite un accordo tra le parti sociali dell'OIL per determinare i diritti, le responsabilità e i doveri rispettivi e dare la priorità assoluta alla prevenzione.
Il secondo pilastro consiste nello sviluppare una serie di strumenti integrati sulla sicurezza e la salute sul lavoro per aiutare i membri tripartiti dell'Organizzazione ad attuare questa strategia. Sono previste in particolare l'elaborazione di uno strumento promozionale per collocare la sicurezza e la salute fra le prime preoccupazioni degli Stati membri, nonché il ricorso all'assistenza tecnica e alla cooperazione centrata sull'attuazione da parte dei governi — in stretta collaborazione con imprenditori e lavoratori — di programmi nazionali per la sicurezza e la salute sul lavoro. Altri punti importanti affrontati nel corso della Conferenza sono stati lo sradicamento della povertà tramite il lavoro.

LAVORI MORTALI PER PICCOLE MANI

Oltre 120 milioni di bambini nel mondo sono sfruttati in lavori gravosi e disumani. Anche molte imprese italiane trasferitesi all'esterno (Albania, Romania, Polonia, Tailandia, India, ecc.) usano manodopera minorile per lavori massacranti e malpagati. Il lavoro minorile è anche la faccia sporca del processo di delocalizzazione: il trasferimento delle imprese dei Paesi ricchi ai Paesi poveri.
Ma non si tratta di una fenomeno solo circoscritto ai Paesi in via di sviluppo o del Terzo Mondo, bensì attraversa anche gli stessi Paesi ricchi. 800 casi accertati nel 2000 di sfruttamento del lavoro dei bambini al di sotto dell'età richiesta, adibiti a mansioni lavorative faticose, usuranti e nocive in diverse regioni italiane.
Il mercato del lavoro della canna da zucchero nelle 14 aziende che lo producono nella regione di Rio de Janeiro è in mano ai bambini lavoratori. In questo settore lavorano circa 6 mila bambini dai 7 ai 14 anni, con una media di 14 ore al giorno. Il 40% circa degli incidenti accadono proprio ai bambini. Per i lavori che fanno, le aziende li pagano con una somma ridicola: appena 14 dollari la settimana.
I bambini che lavorano nelle piantagioni per la lavorazione della fibra d'agave, nella regione più povera del Brasile, il nordest, vengono remunerati ancora meno: circa 3 dollari la settimana. L'agave è una pianta dura, abrasiva che si può trasformare in una fibra resistente, usata per produrre materassi. Troviamo bambini che hanno problemi agli occhi o che hanno perso le dita. I bambini che si occupano di mettere le foglie di agave  nelle macchine per la frantumazione, rischiano di subire amputazioni alle mani ed alle braccia.
A tuttoggi non esiste nel mondo un sistema di monitoraggio indipendente che garantisca il non impiego di bambini nella fabbricazione dei prodotti che tutti noi utilizziamo. In Italia e nel resto del mondo, nonostante la Convenzione 138 che fissa l'età minima lavorativa al termine della scuola dell'obbligo, sono oltre 120 milioni di bambini che lavorano a tempo pieno.
Per combattere efficacemente il lavoro minorile i governi devono assumere contemporaneamente una serie di iniziative:

1. lottare contro la povertà nelle famiglie, affinché queste non abbiano più bisogno di far lavorare i loro figli e garantire la scuola obbligatoria e gratuita (spendendo in 10 anni circa 25 miliardi di dollari - meno di quanto gli americani spendono in birra e gli europei in vino in 2 anni, secondo i calcoli del rapporto Unicef 1993 - si potrebbero fornire tutte le comunità rurali e povere di acqua potabile, sanità ed istruzione di base);

2. penalizzare severamente le imprese che ricorrono al lavoro minorile;

3. aiutare i bambini che già lavorano a recuperare i loro diritti.

Un'altra proposta concreta per l'Italia, ma allargabile anche ad altri Paesi, potrebbe essere quella che il Ministero del Commercio certifichi che i prodotti importati sono esenti da impiego e sfruttamento di manodopera minorile
Sono trascorsi oramai 7 anni dall'assassinio del piccolo bambino sindacalista pachistano di 12 anni, Iqbal Masih, che aveva osato ribellarsi alla sua condizione di semi schiavitù come tessitore di tappeti, denunciando i suoi sfruttatori e divenendo sindacalista dei bambini lavoratori. Un personaggio troppo scomodo  per chi sul lavoro dei bambini si è arricchito: Iqbal rimase vittima di un colpo di fucile il cui autore è ancora sconosciuto. Iqbal ripeteva spesso nei suoi interventi pubblici che: "nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che dovrebbe tenere in mano sono penne e matite."

13-08-2003 Massimo Capriuolo

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