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LA NUOVA EURO COSTITUZIONE: tante ombre poche luci
Cosa manca alla nuova costituzione europea

Il preambolo della bozza del progetto di Costituzione dell'Unione Europea richiama un verso: "La nostra Costituzione si chiama democrazia perché il potere non è nelle mani di una minoranza, ma del popolo tutto intero". Questo brano tratto da "Le storie" di Tucidide, riporta il discorso che Pericle tenne in commemorazione dei primi defunti ateniesi nel corso della guerra del Peloponneso. Non è negativo che dall'UE emerga un nuovo bisogno di consolidarsi e rapportarsi reciprocamente ed in maniera più coordinata. I rapporti, in particolare, con gli USA, sono stati, in quest'ultimo decennio, di grande sudditanza ideologica e debolezza politica ed economica. Un po' di complesso di superiorità alla Comunità Europea non le farebbe poi molto male.
I passi più significativi prelevati dal Preambolo di Costituzione sono i seguenti:
Persuasi che i popoli dell'Europa, pur restando fieri della loro identità e della loro storia nazionale, sono decisi a superare le antiche divisioni e, uniti in modo sempre più stretto, a forgiare il loro comune destino (.... omissis).
E' positivo il desiderio di avvicinare tradizioni, modi di pensare e di vivere differenti. E' dagli albori della storia umana che l'evoluzione sociale è stata accompagnata da un movimento caratterizzato da sempre maggiori unioni tra le popolazioni (dai gruppi tribali primitivi, ai feudi, alle città, alle regioni, agli stati). E' positivo il desiderio di cercare di superare le divisioni interne, per abbracciare un comune sistema politico, economico, giuridico e sociale. Tuttavia, se critiche costruttive dobbiamo avanzare, occorre dire che un processo di unione e maggiore allargamento dell'Ue, con l'ingresso anche di altre comunità dall'Europa dell'est, dovrebbe, non solo tener conto delle necessità economiche, ma dovrebbe, soprattutto, partire da un processo graduale di avvicinamento ad una situazione di autosufficienza che non si misura solo dal livello di P.I.L. (prodotto interno lordo) e dall'inflazione dei ogni Paese, ma dalla capacità di ognuno di aver utilizzato al meglio le proprie risorse economiche, naturali, ecc.. Per uno sviluppo integrato è importante l'utilizzo progressivo di tutte le risorse disponibili. Lo sviluppo deve essere anche bilanciato, è importante l'applicazione del principio del Prama, (vedi www.prout.it)  qui non trattato. In più, lo sviluppo deve essere sostenibile in relazione agli effetti sull'ambiente. E' positivo, per alcuni Stati dell'est, come la Romania, ad esempio, accedere all'UE, se ancora, i diritti degli animali sono calpestati? Si può sostenere che questo ingresso le porterà "consiglio"? Non sarebbe meglio, invece, prima che avvenga tale ingresso comunitario, agevolare dall'interno e sollecitare dall'esterno la crescita di valori culturali, di principi etici, di opportunità e risorse economiche?

Certi che, "unità nella sua diversità", l'Europa offre loro le migliori possibilità di proseguire, nel rispetto dei diritti di ciascuno e nella consapevolezza delle loro responsabilità nei confronti delle generazioni future e della Terra, la grande avventura che fa di essa uno spazio privilegiato della speranza umana (.... omissis).
L'unità della diversità ed il pensare universalmente ed agire localmente, in sintesi, rappresenterebbero le due principali citazioni espresse nel PROUT. E' positivo che da parte del Parlamento Europeo, in rappresentanza dei singoli Stati, esista ancora una speranza e desiderio di vita insieme, in reciproca comunione dei destini. Sarebbe ancor più positivo introdurre, nella nascente euro-costituzione, priorità al diritto per lo sviluppo locale e bio-regionale. La politica dominante di globalizzazione e liberalizzazione anche delle risorse primarie e servizi di pubblica utilità, porta, invece, dal lato opposto: all'affermazione di politiche economiche dominate dal centralismo del pensiero unico della libera concorrenza in ogni campo a partire dalla gestione delle risorse naturali, all'istruzione scolastica, alla sanità pubblica.

Dal nuovo articolo I-1 (Istituzione dell'Unione): 1. Ispirata dalla volontà dei cittadini e degli Stati d'Europa di costruire il loro futuro comune, la presente Costituzione istituisce l'Unione europea, alla quale gli Stati membri conferiscono competenze per conseguire i loro obiettivi comuni. L'Unione coordina le politiche degli Stati membri dirette al conseguimento di tali obiettivi ed esercita sul modello comunitario le competenze che essi le trasferiscono. 2. L'Unione è aperta a tutti gli Stati europei che rispettano i suoi valori e si impegnano a promuoverli congiuntamente  (.... omissis).
E' scomparsa la parola "federale" a vantaggio del meno provocatorio termine "comunitario". La prima preoccupazione non dovrebbe essere quella di unirsi in un'unica Comunità per mere "Ragion di stato", bensì per ragioni attinenti alla crescita dei modelli di bio-regionalismo e di sviluppo locale, basati sul pieno e progressivo utilizzo delle risorse locali, prima di pensare di far interagire economicamente regioni geografiche tra loro distanti e creare, così, profondi squilibri economici e di vita.  Si ricordi, ad esempio, la questione ancora scottante della ripartizione della produzione, con l'assegnazione ad ogni Paese di rigide quote, come per il latte.

Si chiamerà, quindi, ancora "Unione Europea" l'entità che nascerà dall'approvazione della Carta fondamentale. Sono state confermate, in sintesi, le disposizioni per il rilancio della politica estera UE, per il varo di una politica di difesa europea e sulle cooperazioni rafforzate. Confermato l'articolo sul rispetto dello statuto legale delle chiese. Resta, invece, irrisolta la questione più delicata: la distribuzione del potere in Europa. Numerosi sono gli emendamenti ricevuti su questi articoli, che vanno spesso in direzioni opposte, specialmente per quanto riguarda le questioni rappresentative (superpresidente, rappresentanza nel Parlamento europeo, definizione della maggioranza qualificata e composizione della Commissione).

17-06-2003 Massimo Capriuolo


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