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LA DEMOCRAZIA POLITICA E I SUOI FANTASMI

Il concetto di democrazia politica, ciò che si intende oggi per governo democratico, il governo della gente per la gente, deve essere sottoposto in modo opportuno ad un'adeguata rivisitazione. Essa dovrebbe tener conto, da un lato, degli aspetti oscuri e di abusi che il sistema liberal-democratico sta dimostrando (guerre preventive per la democratizzazione di Paesi lontani), mentre dall'altro lato, del totale fallimento dell'ideologia comunista. Il PROUT sostiene una nuova interpretazione della democrazia, più ampia e comprensiva.
P.R. Sarkar propone due linee interpretative nuove della democrazia. La prima è legata alla Teoria dei cicli sociali, venendo a dimostrare come la forma di governo democratica sia sorta, in occidente, in un preciso periodo storico e assetto di forze sociali. La seconda denota come tra i sistemi comunisti ed i sistemi capitalisti esistano alcuni semi in comune, da cui la centralizzazione economica e quella politica - rispettivamente nelle mani di una struttura politico-militare gerarchizzata e di un'élite costituita da grandi concentrazioni economico-finanziarie - rappresentano il movente che ha spinto le classi sociali e gli individui più coscienti della società a lottare e proporre alternative.
Democrazia è una forma di governo nella quale i rappresentanti del popolo vengono eletti attraverso un diritto di voto universale oppure ristretto. Nella maggior parte dei casi, i Paesi democratici sono anche repubbliche, tranne la Gran Bretagna che è un regno, mentre i Paesi socialisti erano e altri sono ancora definibili come repubbliche ristrette.
In questa seconda definizione di democrazia, che non è in contraddizione con la prima, possiamo a ragione definire democratica sia una società dove il diritto è stabilito dal Partito unico e dallo Stato totalitario, sia quella in cui, anche se viene dichiarato costituzionalmente che la legge è uguale per tutti, in realtà la maggior parte delle leggi vengono adottate per gli interessi delle grandi speculazioni finanziarie.
Entrambe le forme di democrazie, socialista e liberal-democratica, possono considerarsi due diversi frutti, come ad esempio un'arancia e un mandarino, appartenenti però alla medesima specie: esternamente possono apparire differenti per colore e dimensioni, tuttavia all'interno possiedono lo stesso tipo di semi. Centralizzazione del potere economico e politico rappresenta quel contenuto di base che rende le liberal democrazie e le democrazie socialiste due modi antitetici di pensare la società e il suo governo, tendenti però verso un medesimo fine: rendere economicamente, psicologicamente e socialmente dipendente in modo passivo la maggioranza della gente.
Partiamo dalla prima accezione di democrazia. Se risaliamo alla classificazione che Sarkar fa delle psicologie sociali, troveremo quattro tipologie di classi, che rispecchiano le diverse inclinazioni psicologiche di massima presenti negli individui. L'energia a disposizione dell'essere umano è fondamentalmente di tre generi: fisica, psichica e spirituale. Le prime due sono usualmente utilizzate dagli individui, l'ultima più raramente.
Le classi sociali degli operai manuali e dei guerrieri si relazionano, soprattutto, alla prima forma di energia, quella fisica. Ma, mentre gli operai manuali dipendono da essa passivamente, i militari cercano di controllarla e utilizzarla per fini più complessi. Le altre due classi, l'intellettuale e l'acquisitrice, si rapportano di più all'energia psichica. Tuttavia, l'uso che esse ne fanno non è identico. Gli intellettuali sono orientati ad un utilizzo contemplativo e pragmatico dell'energia mentale; invece gli acquisitori orientano il proprio intelletto economicamente, cioè allo sfruttamento delle risorse nel livello fisico della vita sociale.
L'evoluzione delle classi: il ciclo sociale
L'era primitiva, sino agli inizi della rivoluzione neolitica, è stata basata da una forma sociale caratterizzata dalla mentalità estremamente povera di affetto e di stima reciproche fra gli individui. La passività e la dipendenza dalle forze naturali denotava questa particolare epoca sociale.
Successivamente, la forza, il coraggio e l'eroismo divennero le qualità adatte che condussero i nuovi leader guerrieri a conquistarsi dovutamente la corona del successo sociale. Con essi vari istituti sociali e istituzioni vennero alla luce, come ad esempio i primi lignaggi familiari e la forma di governo monarchico.
Ma, benché le monarchie assolute del '500 fossero rette da re e regine, il loro era un regno fondato su nessuna predisposizione al comando, non possedendo le abilità psicofisiche adatte alla leadership di una collettività. Assurdi privilegi dinastici, affermati per volontà divina, perpetravano un governo di corruzione e di scambio di privilegi a favore dei reali artefici della politica di questo periodo, cioè gli intellettuali che svolgevano funzioni religiose, di consiglieri di corte e più tardi di ministri. Quindi, si può affermare che, ufficialmente, la classe al potere fosse quella militare, o meglio la pseudo-militare, mentre erano gli intellettuali che tessevano i fili per detenere il potere effettivo.
L'era sociale guerriera è seguita da quella degli intellettuali. Ma, è a partire già dalla monarchia che gli intellettuali vengono ad acquistare più peso politico e influenza sulle decisioni prese dai monarchi. Parallelo a quello monarchico diventa, così, l'ordine ecclesiastico che, sebbene abbia esercitato differenti influssi positivi sulla società del tempo, verso la fine del '600 mostra tutte le sue debolezze e finzioni. L'effetto dello sfruttamento compiuto ad opera del clero, sostenuto dai nobili, fu l'emergere del malcontento dimostrato dal nascente "terzo stato", cioè la borghesia cittadina. Risultato fu una rivoluzione sociale che condurrà a stabilire un primo embrione di democrazia e a sostituire con essa le monarchie assolute.
La democrazia, dunque, sorge con l'avanzare della classe acquisitrice o borghese alla guida del nuovo ciclo sociale. Come abbiamo compreso, il succedersi storico di tali classi psico-sociali alla guida della società è ciclico, cioè quando una classe ha esaurito la propria carica innovativa, subentra in uno stato di stagnazione che la porta gradualmente verso la fase degenerativa del ciclo sociale. Con essa, anche il resto della società diviene soggetta ad ogni forma di sfruttamento, oppressione e repressione.
La repressione etnica e religiosa operata per mano dei governi comunisti non è poi, per risultati, tanto così diversa da quella che le società capitaliste realizzano attraverso i mezzi di persuasione occulta, cioè pseudo-cultura, monopoli pubblicitari, pornografia, etc.  
Dunque, in base a un movimento sistaltico, cioè basato sulla triade tesi-antitesi-sintesi, una classe sociale che non riesce più a garantire benessere e progresso sociale degenererà presto sfruttamento, provocando una reazione delle classi più sfruttate sotto forma di antitesi.
La risultante di questo scontro è una sintesi che, però, non potrà rimanere tale per sempre. Quella stessa sintesi diverrà la tesi del successivo ciclo sociale, in cui una nuova classe ci governerà e guiderà verso nuove mete.
Il materialismo storico sostiene che le forze produttive fossero le determinanti del processo  economico di sfruttamento delle condizioni degli operai. Una volta che la classe lavoratrice fosse divenuta cosciente della propria condizione di alienazione, avrebbe riunito in sé il potere e governato sul resto della collettività.
Come poi la storia ci ha insegnato, una particolare sintesi sociale, ad esempio proprio quella che è avvenuta con la Rivoluzione di ottobre, non può fissarsi stabilmente nel tempo. Essa tenderà a trasformarsi in qual cos'altro: sarà la tesi di un nuovo ciclo sociale. Se quelle forze sociali alla guida del ciclo sociale tenteranno di concentrare il particolare tipo di potere acquisito e di arrestare questa successiva trasformazione di sintesi in tesi, presto produrranno un governo totalitario e brutale.
In questo modo, anche dietro la liberal-democrazia esiste una classe psico-sociale, riconoscibile da una particolare psicologia economicamente orientata e dal carattere sociale che essa impronta all'intera collettività, detentrice del potere e che terminata la fase di ascesa sociale, lo userà per soddisfare esclusivamente le proprie aspirazioni elitarie.
Forme politiche e forme economiche di governo
Siamo giunti al terzo millennio e varie forme di governo si sono succedute: 1) Monarchia assoluta (XI-XVI) e costituzionale (XVIII); 2) Stato liberale (XIX) e liberal-democratico (XX); 3) Stato sovietico (XX). La forma di governo dei Paesi islamici rappresenta un altro particolare modello sociale che non qui verrà trattato, ma che spesso è inquadrabile nell'evoluzione sociale che deriva dalla fuoriuscita della società da sistemi di tipo militare e l'instaurazione di leadership di intellettuali (i capi religiosi).
Attualmente, in occidente si sostiene che solo il modello di democrazia liberale sia l'unico sistema capace di garantire l'ordine e la pace mondiale. In realtà, ognuno dei precedenti sistemi sociali ha sviluppato, per gradi, debolezze e varie forme di sfruttamento economico e politico che, in sintesi, possiamo definire come: coloniale, imperialista e fascista, che non verranno trattate.
In base alla seconda interpretazione di democrazia, gli ultimi tre sistemi (liberale, liberal-democratico e sovietico) possono collocarsi nella categoria definibile quale democrazia politica, benché nei primi due casi la formula rappresentativa è piena, mentre nel secondo è ristretta.
Dunque, ciò che accomuna governi, apparentemente così tanto lontani e diversi, sia basati sulla liberal-democrazia (come Italia, Gran Bretagna, USA, Canada), che sulla democrazia socialista (come ex-URSS, ex-Yugoslavia, Cina, Cuba, Vietnam), nati nel '900, è la condivisione di un unico modello politico: la democrazia politica.
Uno dei segni distintivi del carattere democratico sia dei Paesi liberal-democratici che dei comunisti, in economia ed in politica, è individuabile nel metodo della centralizzazione del potere. Cosa significa centralizzazione o concentrazione del potere?
Possiamo considerare la centralizzazione economica e politica come parametro dello sviluppo democratico che avviene in un Paese, beninteso che, sia per gli stati totalitari (da non confondere con le passate esperienze nazi-fasciste), sia per le società liberal-democratiche, in entrambe i casi, un certo meccanismo di competizione politica è necessario al funzionamento dello Stato e della società civile.
Mentre nell'ex-Unione sovietica c'era competizione fra diversi candidati, ma il tutto si svolgeva all'interno del partito unico e sotto la supervisione statale, nelle società capitaliste, la competizione che si realizza è fra più partiti che, spesso, rappresentano l'espressione politica della classe dirigente economica alla guida del Paese.
In ciò consiste, quindi, il significato ed il mito della centralizzazione politica nei paesi a democrazia rappresentativa piena e ristretta.
Invece, l'altro concetto di centralizzazione economica è da spiegare nei seguenti termini. In sintesi, il motore economico delle liberal-democrazie è nelle mani di una stretta élite economico-finanziaria. Il motore economico delle società comuniste è diretto da un'altra minoranza della popolazione, questa volta rappresentata dai burocrati di partito. Per questa ragione, le democrazie socialiste sono state definite anche società a capitalismo di stato, perché lo stato centralista accentra in sé tutti i profitti e le attività produttive attive nella società.
Liberal-democrazia e capitalismo di stato sono affini poiché mentre, da un lato, affermano principi accolti come certezze assolute, contemporaneamente fanno tutto il contrario. Nelle prime si dichiara di rispettare le leggi esistenti e appoggiare la libera concorrenza economica, mentre nella realtà i potenti violano apertamente i codici, operano la concentrazione delle risorse economiche di una nazione e la condizione della maggioranza dei cittadini viene degradata dalla sovranità formale a quella di servitù; nelle seconde, si dichiara che la ricchezza collettiva appartiene ai lavoratori, mentre sono questi a diventare schiavi di uno stato burocrate ed accentratore.
Altro punto di contatto tra liberal-democrazia e comunismo è l'apparente tutela della persona umana. Ne è esempio la pena di morte inflitta sia in paesi dove la libertà è considerata sacra (alcuni stati americani), sia in paesi (ad esempio Cuba e Cina) che dicono di voler proteggere le persone dalla rapacità capitalista. Se poi in occidente esistono luoghi in cui regna la democrazia ma non la pena di morte, tuttavia gli stessi governi democratici tollerano, senza tanti problemi di coscienza, scambi commerciali con Paesi (è il caso dell'Italia con Cuba o la Cina) che apertamente praticano la pena capitale su chi è dissenziente con l'ideologia di stato e che inoltre attuano forme di oppressione e repressione politico-militare su popolazioni confinanti (si pensi alla questione tibetana).
Vantaggi e svantaggi
Concludo rilevando che il metodo della centralizzazione del potere politico ed economico in paesi quali la Cina e gli U.S.A., e che li riconduce ad una medesima definizione, riassumibile in democrazia politica, porta il discorso un poco più in là. Successiva specificazione delle comunanze esistenti tra liberal-democrazia e democrazia socialista, è la presenza in entrambe i casi di certe note positive o vantaggi apportati per l'insieme della collettività, vantaggi accompagnati però da un numero superiore di svantaggi.
I vantaggi sociali della liberal democrazia e del capitalismo di stato possono, dunque, considerarsi come gli aspetti evolutivi che hanno caratterizzato queste due così diverse forme di governo (ma collocabili all'interno di una stessa specie) durante i periodi di consolidamento, di consenso e approvazione sociale, cioè rispettivamente: la Rivoluzione Americana e Francese per le democrazie liberali e la Rivoluzione di Ottobre per il centralismo democratico comunista. Successivamente, è durante il periodo di antitesi sociale, caratterizzato dall'aumento di sfruttamento ad opera della classe sociale dominante, che gli svantaggi sono diventati più numerosi, se confrontati con gli aspetti positivi che il sistema sociale ha prodotto.
In questo modo, l'affermazione che vede sotto il segno della democrazia sia le società dove il diritto di voto viene liberamente espresso, sia le società dove non è considerato reale indice di sovranità popolare il diritto di voto verso i partiti, bensì a suo posto la proprietà collettiva (o statale) dei mezzi di produzione, può solamente considerarsi tutta interna a un certo rapporto esistente tra vantaggi-svantaggi.

08-06-2003 Massimo Capriuolo


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