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VECCHI E NUOVI VALORI
Disquisizioni su democrazia, guistizia ed "onestà"

E' fuori d'ogni dubbio che per dovere etico i rappresentanti dello Stato, siano essi eletti o designati, dovrebbero garantire una comprovata moralità e non dovrebbero avere pratiche processuali aperte con la giustizia, perlomeno fino alla soglia dell'investitura della carica. Questi requisiti sono indispensabili e dovrebbero essere regolati per legge onde evitare il rischio a priori che le persone investite di cariche istituzionali possano venire attaccati per motivi politici o di interesse economico o altro. E' perciò dovere della democrazia e delle sue istituzioni garantire al popolo che un pretendente ad una carica pubblica dia preventivamente queste garanzie.

Se questo principio fosse già in vigore,le disavventure di Berlusconi e tutto quello che ne consegue a livello di credibilità delle nostre istituzioni non sarebbe mai avvenuto. E poi è stato lo stesso Berlusconi ad affermare che i suoi compiti istituzionali non gli permettono di seguire e di organizzare un'adeguata difesa nei processi in cui è imputato. Questo conferma che anche nel livello oggettivo c'è poca compatibilità tra il ruolo d'imputato e quello di carica istituzionale. E' appurato che, nel momento in cui, un cittadino ha un conto aperto con la Magistratura senza essere già passato in giudizio è soggetto a meccanismi di attacco politico ed altro da persone e gruppi di oppositori, i quali cercheranno, per ragioni ovvie, di far pesare sull'opinione pubblica questo dato di fatto.

Ci domandiamo: ma queste situazioni non sono facilmente evitabili applicando la regola sopra citata? Se la democrazia si basa, come i nostri "padri fondatori" ci dicono, sull'equilibrio e sul riconoscimento delle istituzioni, perché dovremmo rischiare lo scontro tra il Parlamento oggi controllato in forte maggioranza dal Governo e dal Presidente che lo presiede con la Magistratura? Si può dar anche ragione a chi afferma che ci sono giudici e magistrati corrotti o influenzati politicamente, ma criminalizzare pubblicamente la Magistratura significa creare irresponsabilmente sfiducia su un'istituzione dello Stato, ed è ancor più grave se a determinare ciò contribuisce un'altra istituzione. Il nostro sistema democratico è di per sé in una fase di degenerazione, innescare scontri istituzionali ora significherebbe avviare un'effetto a catena che porterebbe sicuramente alla distruzione del sistema. Questo è un pericolo reale perché quando l'opinione pubblica si spacca tra persone che pensano di avere un Presidente del Consiglio che non vuole essere processato dall'accusa di corruzione salvando la sua persona e quella dei suoi amici con delle leggi "a d.o.c." emanate dal Parlamento che lui stesso controlla e persone convinte che la  Magistratura sta facendo la sua inchiesta per discreditare politicamente il Capo del Governo, certo la strada verso il caos istituzionale è molto breve.

Delle soluzioni ci sono ma fondamentalmente esse dovrebbero essere basate su di un semplice sentimento purtroppo molte volte dimenticato dalle nostre leadership: l'onestà. L'onestà di riformare la legge elettorale in maniera che nessun "inquisito in corso" possa ricoprire ruoli di rappresentanza del popolo italiano, l'onestà intellettuale di riconoscere universalmente al di là delle posizioni politiche di destra o di sinistra o di centro che ricoprire cariche rappresentative dello Stato va fatto solo a certe condizioni morali esule dal fatto che l'elettorato possa votare ed eleggere anche il mafioso o il disonesto. L'onestà ed il coraggio di affrontare le proprie responsabilità di fronte alle istituzioni eventualmente dimettendosi dalla propria carica per affrontare la giustizia sia essa gestita in buona fede o no. Altrimenti si fa coerentemente come ha fatto Craxi il quale ha sfiduciato la Magistratura, non riconoscendola come istituzione attendibile, non si è lasciato giudicare ed è andato a vivere in un altro Paese preferendo l'esilio. Se invece si crede nelle istituzioni  allora si accettano i suoi giudizi come ha fatto Di Pietro che è stato inquisito, si è fatto giudicare e dopo aver risolto i suoi problemi con la giustizia, si è messo in politica; anche questa va considerata una strada coerente e soprattutto onesta.

08-05-2003 Libero Lospero

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