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La FIAT? in mano ai Lavoratori!

Ipotesi di nazionalizzazione della FIAT, salvataggio governativo o passaggio a GM a prezzi stracciati?
Vi sono altre alternative possibili, viste altre esperienze internazionali di gestione.

La notizia di oggi è che la General Motors ha svalutato le sue azioni FIAT del 91,6%, asserendo che la situazione complessiva FIAT è peggiorata. La sensazione è che la GM, dopo aver assicurato che si tirerà indietro sul possibile acquisto dell'80% delle rimanenti azioni FIAT entro il 2004, stia svalutando le sue azioni, in vista di una possibile acquisizione a basso prezzo.

Dal versante governativo, le opzioni non sembrano migliori. Dai colloqui emersi tra i rappresentanti del gruppo FIAT e Berlusconi nella sua dimora privata ad Arcore, come ha detto l'ex ministro Pecoraro Scanio, c'è il sospetto che vi sia un'azione di sciacallaggio sulle difficoltà della Fiat, con lo scopo di mettere le mani sui quotidiani del gruppo torinese.

Per la Comunità Europea interviene il ministro Mario Monti promettendo una deliberazione veloce della UE in merito, e Romano Prodi che dichiara "di non essere informato sulla proposta del governo, sempre più misteriosa e usata politicamente per scopi che hanno poco a che fare con il dramma di decine e decine di migliaia di lavoratori della Fiat" e dell'indotto automobilistico.

In mezzo a questo giro di interessi trasversali vi sono migliaia di famiglie che rischierebbero di non avere più reddito. Non solo, il possibile passaggio a GM potrebbe portare la produzione FIAT e la ricerca all'estero, lasciando agli italiani la sola possibilità di importare le auto FIAT.

Altra strada? L'acquisto da parte dei lavoratori FIAT.
Resta un'altra opzione: l'acquisizione della FIAT da parte di tutti i lavoratori coinvolti, attraverso un azionariato diffuso. Niente privati, o società, niente stato, ma i lavoratori stessi a gestire il proprio presente e futuro produttivo ed economico.

Perché questa asserzione? Sono maturi i tempi per il coinvolgimento del lavoratore/trice nella gestione del proprio destino economico?
Guardiamo alla situazione italiana d'oggi.

Le grandi famiglie imprenditoriali sono o stanno  tramontando, le grandi industrie manifatturiere (Ansaldo, Magneti Marelli, Olivetti, e ora la Fiat) tendono a scomparire. Le industrie a capitale estero in Italia sono migliaia (Statistiche della Banca Commerciale Italiana), le multinazionali lasciano il paese a causa del peggioramento dei ricavi, lasciando migliaia di lavoratori senza lavoro.

Vi è la possibilità di ripristinare la sicurezza economica di milioni di lavoratori? Vi possono essere buone possibilità in una ristrutturazione della produzione che veda i lavoratori partecipi del proprio destino economico.

PROUTIST UNIVERSAL vede l'evoluzione dell'economia di mercato in un'economia cosiddetta 'sociale'.
La popolazione lavoratrice può diventare parte attiva nel processo produttivo attraverso una forma di azionariato diffuso.
In questa direzione la proprietà della FIAT deve essere in mano a chi vi lavora, non ad agenti esterni interessati solo all'aumento progressivo dei profitti, in modo da garantire la stabilità occupazionale e lo sviluppo dell'azienda.

Non è più possibile lasciare in mano ad un singolo imprenditore  il destino e la sicurezza economica di migliaia di persone e poi è ormai dimostrato che la cooperazione nell'ambito produttivo è altamente efficiente.

In sintesi proponiamo:
· L'acquisto delle azioni FIAT da parte di tutti i suoi lavoratori/trici, con l'appoggio operativo del governo.
· La proprietà dei 'mezzi di produzione' sia in mano a chi lavora nella FIAT,  condividendo responsabilità, decisioni e benefici economici.

Con la nazionalizzazione le scelte verrebbero fatte ancora una volta sulla testa dei lavoratori/trici. Con la vendita alla GM, diventeremmo un paese del terzo mondo, costretto nel settore auto, solo al'importazione.

Vi sono nel mondo molti esempi di aziende gestite dagli stessi lavoratori.
L'ultimo è quello della Rail-Track che gestisce le ferrovie inglesi, trasformata in azienda no profit e opererà in regime di né perdita né profitto reinvestendo tutti i ricavi nelle attività dell'azienda.

Il sistema ad azionariato, diffuso è un primo passo per lo sviluppo della democrazia economica: una distribuzione delle responsabilità, delle decisioni e dei benefici a tutti.
E questo nell'ottica di rafforzare l'economia locale, per dare a tutti la possibilità di lavorare e quindi di aver assicurate innanzitutto le proprie necessità fondamentali e un progressivo sviluppo.

La tendenza alla privatizzazione sta giungendo al culmine della sua corsa, al suo livello massimo di sfruttamento.
La socializzazione dell'economia, la proprietà dei mezzi di produzione a coloro che lavorano, sembra essere il prossimo passo nell'evoluzione del sistema economico.

www.prout.it & www.proutworld.org

29-10-2002 Tarcisio Bonotto


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