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le mani delle multinazionali sul Mondiale

Finalmente si sono conclusi i mondiali di calcio. Dico finalmente perché un amante dei questo meraviglioso sport come io sono si era illuso che, nel mondo globalizzato, almeno questo modo collettivo di esprimere le emozioni si fosse salvato dai meccanismi di sfruttamento e manipolazione perpetrati dalle multinazionali. Razionalmente c'era da aspettarselo ma l'ingenuità e la purezza del bambino che è in me è stata colpita senza pietà alcuna.
Mano a mano che le sviste arbitrali aumentavano di numero era nitido in me il sospetto che qualcosa non andava. Era statisticamente impossibile che succedessero tanti errori in una competizione così importante, non c'erano nella storia di questa competizione precedenti così gravi. Anche in altre edizioni dei mondiali avevano diretto i vari incontri equadoregni, africani, cinesi o kuwaitiani ma non era stata una mattanza come quest'anno.
Qualcosa non quadrava. Condizionato dal mio istinto di analista dei processi di globalizzazione, ad un certo punto mi è balenata un'idea: ho incominciato a guardare quali “logo” erano stampati sulle magliette delle squadre che venivano favorite dalle “sviste” arbitrali. La Corea che ha buttato fuori dal mondiale Portogallo, Italia e Spagna, è sponsorizzata dalla Nike, super potenza multinazionale dell'abbigliamento sportivo. Qualcuno può pensare che non ci sono fondamenti a questa teoria del “complotto dei logo”  ma provate a pensare che creare emotivamente la popolarità di uno sport tramite le vittorie della Corea, squadra di casa, possa diventare la chiave d'accesso di nuove strade del commercio e del consumo di abbigliamento sportivo. Solo in Corea, in un anno si potrebbero vendere 50 milioni di magliette, altrettanti di scarpe sportive 80 milioni di cappellini più tute sportive, pantaloncini, palloni ed altro ancora: un'operazione commerciale da miliardi di dollari! In questa dimensione l'influenza delle multinazionali sugli organismi organizzatori come la FIFA diventa sicuramente più realistica e possibile. E' vero che alcune nazioni sono calcisticamente cresciute ma non tanto da superare le più organizzate squadre europee. Il gap è stato colmato dagli arbitraggi alla Byron Moreno pilotati dalla FIFA e dal suo presidente Blatter, uomo di fiducia ed esecutore degli interessi delle multinazionali.
Amanti della “pelota”,  dei tocchi del magico codino Baggio, della potenza di Vieri o Ronaldo mettetevi il cuore in pace, gli interessi economici delle multinazionali sono arrivati a manipolare anche le nostre passioni calcistiche. Stanno diventando i padroni delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti. Illusi quelli che se la prendono con la Corea. Anche il calcio non è più esente dallo sfruttamento psico economico di massa perpetrato dalla globalizzazione economica. La finale era già stata fissata fin dall'inizio: una squadra che rappresentasse  la NIKE ed una che rappresentasse l'altra grande: la tedesca ADIDAS e poi vinca il migliore. Le potenti multinazionali hanno sentenziato e così è stato: Brasile-Germania 2 a 0. Bella consolazione! Per la prima volta da quando sono nato non ho visto la finale dei mondiali.

06-07-2002 Dhruva

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